Crollo ghiacciaio Marmolada, recuperato il corpo della decima vittima

Cronaca
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In mattinata nel corso della ricognizione "vista udito" sul luogo del disastro sono stati ritrovati altri resti e attrezzature tecniche probabilmente appartenenti ai dispersi. L'8 luglio dovrebbero arrivare i primi risultati dal Ris di Parma, che dovrebbero ricondurre tutti i reperti sia organici che tecnici alle vittime. Gli esperti: "Non c'erano segnali di collasso"

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Il bilancio della tragedia del crollo del ghiaccio della marmolada "è pressoché definito: ci sono undici persone tra i deceduti e i dispersi (CHI SONO). Dei feriti, sette (tre dei quali in Veneto) sono ancora in ospedale e un paio sono gravi". A dirlo è il governatore del Veneto, Luca Zaia, all'arrivo al centro operativo dell'Aiut alpin di Canazei. I soccorritori hanno recuperato altri resti delle vittime sotto la frana della Marmolada. A quanto risulta, apparterrebbero ad una decima vittima. Il bilancio è quindi di 10 vittime e ancora un disperso. Sei delle vittime sono state identificate: oltre a tre escursionisti veneti e una alpinista trentina, Liliana Bertoldi, sono stati riconosciuti dai famigliari due alpinisti della Repubblica Ceca. Inoltre, dovrebbero arrivare l'8 luglio i primi risultati dal Ris di Parma, che dovrebbero ricondurre tutti i reperti sia organici che tecnici alle vittime. La fase successiva sarà invece comparare questi Dna con quelli prelevati ai parenti per dare un nome ai corpi ancora non identificati. Gli esperti: "non c'erano segnali di collasso".

Trovata attrezzatura in decomposizione

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In mattinata è stata trovata dai soccorritori impegnati dall'alba nelle operazioni sui detriti del seracco crollato domenica, altra attrezzatura tecnica, verosimilmente riconducibile a persone date attualmente per disperse. Una squadra interforze e altamente specializzata ha infatti condotto un sopralluogo "vista e udito" per cercare eventuali tracce non ancora individuate dai frequenti sorvoli di droni ed elicotteri. Nel corso delle ricerche - conferma in una nota la Provincia autonoma di Trento - ci sono stati dei ritrovamenti organici e di materiale tecnico. Il tutto è stato recuperato, trasportato a valle e consegnato per le analisi. La giornata ha avuto inizio questa mattina alle 5, con un primo momento di briefing. Verso le 6 - prosegue la nota - l'elicottero ha portato in quota gli operatori per ispezionare la parte più bassa del distaccamento. L'operazione sul campo ha avuto inizio alle 6.30 e si è conclusa alle 9.15. Le operazioni si sono svolte con un controllo di sicurezza compatibile con la situazione esistente grazie a sistemi di controllo e valutazione della temperatura. Dopo il rientro, attorno alle 9.15, della squadra di 14 soccorritori selezionati con i due cani della finanza, le ricerche sono proseguite con i droni.

Esperti: "Non c'erano segnali di collasso"

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Prima del crollo di domenica, sulla Marmolada "non si sono osservati dei segnali evidenti di un collasso imminente. Salvo rarissimi casi, nei ghiacciai, a differenza delle frane, non vi sono sistemi di allerta che misurano movimenti e deformazioni in tempo reale". Lo sottolineano i ricercatori del Gruppo di lavoro glaciologico-geofisico per le ricerche sulla Marmolada, che da vent'anni studiano il ghiacciaio, coordinati da Aldino Bondesan, dell'Università di Padova, responsabile del Comitato Glaciologico Italiano (Cgi) per il coordinamento della campagna glaciologica annuale nelle Alpi orientali. Il gruppo è composto anche da Roberto Francese, geofisico dell'Università di Parma e membro del Comitato Glaciologico Italiano, e Massimo Giorgi e Stefano Picotti, geofisici dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs). Per gli studiosi inoltre i crepacci, che hanno avuto un ruolo fondamentale nel distacco, "erano visibili già da diversi anni e di per sé fanno parte della normale dinamica glaciale". Il distacco di seracchi è un fenomeno "frequente" nei ghiacciai, sottolinea il gruppo di studio, e "fa parte della normale dinamica glaciale", ma "più raro è il caso di collassi in blocco come quello verificatosi in Marmolada". Per gli studiosi "il ritiro e il riscaldamento determinano un aumento della frequenza degli eventi, e in generale un aumento della pericolosità delle fronti glaciali. L'osservazione annuale di molti ghiacciai è stata recentemente abbandonata proprio per l'incremento delle condizioni di rischio alle fronti glaciali. Tuttavia, non tutti i ghiacciai presentano le medesime condizioni di pericolo, che variano in funzione della temperatura ma anche della morfologia, delle pendenze, delle dimensioni e di altri parametri. Ogni ghiacciaio va studiato singolarmente individuando i rischi specifici - concludono - che si sommano a quelli già insiti nella frequentazione dell'ambiente alpino".

Casellati: tragedia della Marmolada interroga le nostre coscienze

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A Canazei è arrivata anche la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, che ha parlato di "una ferita non solo di questo territorio ma dell'Italia intera", di una tragedia che "interroga le nostre coscienze. Dobbiamo riflettere perché abbiamo un'Italia bellissima ma fragile". In giornata Casellati ha scritto una lettera al Messaggero: "Le immagini della Marmolada travolta da una massa di ghiaccio e detriti rappresentano una dolorosa ferita per ciascuno di noi", "quello che è successo interroga le nostre coscienze e alla preoccupazione del momento affianca pressanti quesiti sulle cause strutturali", sottolineando che "l'Italia è un Paese dove le emergenze ambientali e idrogeologiche sono di fatto diventate la normalità. Dal 2014 ad oggi, 139 sono gli stati di emergenza nazionali proclamati per rischi ambientali, meteorologici o idrogeologici, sismici o vulcanici. A fronte di trasferimenti per oltre 5miliardi di euro, incalcolabili sono i danni umani, sociali, ambientali ed economici".

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