
Sky TG24 Live In, sondaggio Quorum/YouTrend: il 73% dei giovani non si sente valorizzato
Precarietà e scarsa retribuzione dei lavori sono i motivi citati dal 48% degli intervistati - tra i 16 e i 25 anni - come l'ostacolo principale alla piena realizzazione. Secondo il 36%, del campione, per valorizzare di più i giovani serve l'introduzione di un salario minimo. Il 50% ha fiducia nel futuro (7% molta, 43% abbastanza), contro il 47% che non ne ha (44% poca, 3% per niente)

Quanto si sentono valorizzati i giovani in Italia? Il 73% degli intervistati risponde poco (54%) o per nulla (19%). È quanto emerge da un sondaggio realizzato dall'istituto di ricerca Quorum/YouTrend per Sky TG24, in cui sono state approfondite le opinioni di giovani italiani tra i 16 e i 25 anni e che è stato diffuso in occasione di Sky TG24 Live In Courmayeur, l’evento del canale di all news che, in questa edizione, è dedicato proprio alla "Next Generation"
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La ricerca ha chiesto quali siano gli aspetti che più frenano la valorizzazione, potendo indicare fino a 3 risposte: è emerso che per il 48% il problema maggiore è dato dalla precarietà e scarsa retribuzione dei lavori, per il 42% è la scarsità di posti di lavoro per i giovani, per il 38% il problema sono le posizioni di potere ricoperte quasi solo da persone anziane, per il 25% scuola e università italiana non formano abbastanza e, sempre per il 25%, le aspettative sociali non coincidono con la realtà. Per il 21% è un problema la scarsità di borse di studio
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Per il 14% il problema è l'assenza di associazioni e gruppi per i giovani. Per il 12% i giovani pensano troppo alla tecnologia e per l’11% le famiglie sono troppo protettive. Per il 10%, infine, i giovani sono pigri e svogliati. Risponde altro il 2% del campione e non sa cosa rispondere l'1%
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Tra le iniziative che i ragazzi ritengono più efficaci per aumentare la loro valorizzazione, c'è l'introduzione di un salario minimo (36%), eliminare tirocini e stage non retribuiti (30%), potenziare la formazione lavorativa dei giovani all'università (27%), assumere giovani nelle pubbliche amministrazioni (27%), tagliare le tasse per i giovani lavoratori (22%), aumentare gli sgravi fiscali per l’assunzione dei giovani (21%), potenziare la formazione lavorativa dei giovani alle superiori (20%), assegnare più fondi al ministero per le Politiche giovanili (20%)
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Tra le altre iniziative: rendere gratuita l'istruzione universitaria (19%), abolire le tasse universitarie (14%), eliminare il limite minimo di età per essere eletti al Parlamento (13%), permettere ai giovani sopra i 16 anni di votare (9%), permettere di iscriversi a più corsi di laurea contemporaneamente (8%). Risponde altro il 2% del campione e non sa cosa rispondere l’1%

Il sondaggio ha poi indagato quali sono le priorità per il futuro per i giovani, sempre dando loro la possibilità di indicare fino a tre risposte: in testa ci sono lavoro e salute, entrambi al 40%, ma emerge quasi altrettanto forte l'attenzione nei confronti della lotta ai cambiamenti climatici (39%). Seguono l'istruzione e la formazione (31%), la sicurezza economica (29%), la ricerca di un equilibrio tra lavoro e vita privata (23%), l'attenzione all’inclusione e ai diritti (21%), la digitalizzazione (20%), la famiglia (19%)

Il 50% dei giovani intervistati ha fiducia nel futuro (7% molta, 43% abbastanza) contro il 47% che non ne ha (44% poca, 3% per niente), con un 3% del campione che non sa cosa rispondere

Tra i settori preferiti in cui i giovani vorrebbero trovare lavoro ci sono scuola, istruzione e ricerca scientifica (26%), marketing e comunicazione (23%), ingegneria, architettura e design (22%), salute e cura della persona (21%), arti, musica, cinema e teatro (20%), esercizi commerciali e l’imprenditoria (16%), finanza, banche e assicurazioni (16%), ospitalità, ristorazione e turismo (16%)

Seguono pubblica amministrazione (16%), informazione e il giornalismo (13%), agricoltura e gestione ambientale (13%), analisi dei dati e consulenza (11%), industria e edilizia (9%), trasporti e mobilità (8%), altro (4%). Non sa cosa rispondere il 2%. Anche in questo caso è stato possibile per gli intervistati indicare fino a tre risposte

Per il 36% degli intervistati, l'aspetto più importante del lavoro è avere un'occupazione appassionante. Seguono la possibilità di riuscire a conciliare bene vita privata e lavoro (35%), avere un contratto stabile (16%), guadagnare tanto (10%) e lavorare con persone che piacciano loro (2%). Non sa cosa rispondere l'1%. Anche in questo caso è stato possibile per gli intervistati indicare fino a tre risposte

I ragazzi lascerebbero l’Italia per andare all’estero sia per studio sia per lavoro nel 29% dei casi. Lo farebbero solo per motivi di lavoro nel 17% dei casi, solo per studio nel 10% dei casi. Il 12% dice di aver trovato delle buone opportunità in Italia, il 15% che non lascerebbe l’Italia e la famiglia per nessun motivo, mentre ritiene di non poterselo permettere il 6%. Non sa cosa rispondere l’11% del campione

Venendo poi ai temi ambientali, la ricerca ha cercato di capire a cosa i ragazzi sarebbero disposti a rinunciare per contrastare i cambiamenti climatici: il 36% smetterebbe di fare la spesa in negozi della Grande Distribuzione Organizzata, il 31% smetterebbe di andare in vacanza in aereo, il 30% di possedere e usare la macchina per spostarsi, il 30% di mangiare carne e pesce d’allevamento, il 29% di acquistare vestiti nuovi, il 22% di acquistare prodotti tecnologici nuovi, il 6% nessuna di queste cose, il 2% rinuncerebbe ad altro e l’8% non sa cosa rispondere

Passando alla politica, il 22,6% dei giovani intervistati ha dichiarato che alle elezioni voterebbe il Partito Democratico, seguito dal M5S (15,1%), dalla Lega (13,2%) e da Fratelli d'Italia (11,3%)

La ricerca ha misurato il rapporto dei ragazzi con la politica. È stato chiesto loro se aumenterebbero la propria partecipazione qualora ci fossero più giovani: il 18% sicuramente sì, il 56% probabilmente sì, l’11% probabilmente no e il 6% sicuramente no. Non sa rispondere il 9%.
Nota metodologica: sondaggio svolto tra il 26 e il 30 novembre 2021 con metodologia CAWI su un campione di 802 persone con sovracampionamento della popolazione fra i 16 e i 25 anni. Il margine di errore è del +/-4,5% con un intervallo di confidenza del 95%