In carcere per un post su FB, il caso della studentessa italo-marocchina Ikram Nazihm

Cronaca
©IPA/Fotogramma

La studentessa di 23 anni con doppia cittadinanza è stata fermata a Casablanca: la sentenza è tre anni e mezzo di carcere per oltraggio all’Islam. La causa sarebbe un contenuto condiviso sul web nel 2019. A denunciare pubblicamente il fatto in Italia è stato il deputato della Lega Massimiliano Capitanio chiedendo al governo italiano di intervenire ufficialmente

Tre anni e mezzo di carcere per oltraggio all’Islam. È la storia di Ikram Nazih, una studentessa di 23 anni con doppia cittadinanza italiana e marocchina. La sentenza è stata pronunciata in Marocco dopo il suo arresto a Casablanca. La causa di tutto sarebbe un post su Facebook del 2019. A denunciare pubblicamente il fatto in Italia è stato il deputato della Lega Massimiliano Capitanio chiedendo al governo italiano di intervenire ufficialmente e a tal proposito ha fatto sapere che depositerà un’interrogazione parlamentare. Ecco cosa sappiamo finora del caso.

Nata a Vimercate, arrestata a Casablanca

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Ikram Nazih è nata a Vimercate, nella provincia di Monza e Brianza, da genitori marocchini. Attualmente è iscritta all’Università di Marsiglia, in Francia. Il 20 giugno scorso sarebbe stata fermata all’aeroporto di Casablanca, in Marocco, dove si trovava in vacanza. Una settimana dopo, il 28 giugno, si è venuto a sapere della condanna in primo grado a una pena di 3 anni e mezzo di carcere e al pagamento di una multa. L’accusa è quella di aver offeso pubblicamente l’Islam.

Il post su Facebook

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La causa del procedimento contro Nazih sarebbe un post su Facebook del 2019 in cui una parte del Corano era stata riscritta con parole giudicate blasfeme. Un post che peraltro era stato cancellato, ma un’associazione religiosa marocchina lo avrebbe prontamente denunciato. Così, appena Ikram Nazih ha messo piede in Marocco, è scattato l’arresto e dunque il carcere. Il deputato Capitanio ha fatto sapere che la studentessa ha ricevuto in carcere la visita del console onorario e del console generale.

Si spera nell'appello o nella grazia

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La studentessa avrebbe detto al suo avvocato di essersi limitata a condividere su Facebook un contenuto che le era stato inviato. Ora è in attesa della sentenza di appello nella speranza che venga ribaltato il primo grado. Intanto diversi esponenti della comunità islamica hanno chiesto che, come da tradizione, il re del Marocco Mohammed VI conceda la grazia a Nazih in occasione della festa per Eid al-Adha, la festa del sacrificio che si svolge il 20 luglio.

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