Caso ginecologa scomparsa, il direttore dell'Azienda conferma le dimissioni

Cronaca
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La ragione del passo indietro è il fatto di aver riconfermato l’incarico del primario del reparto di ginecologia dell'ospedale Santa Chiara di Trento. Lo stesso reparto in cui lavorava Sara Pedri, 31 anni, la dottoressa sparita il 4 marzo in Trentino. Si teme che l’allontanamento sia dovuto alle “pressioni e alle umiliazioni” subite sul posto di lavoro dalla giovane, come testimoniato in alcuni documenti trovati nella sua abitazione

Con una lettera inviata in mattinata, il direttore generale dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari di Trento, Pier Paolo Benetollo, ha confermato la sua decisione di dimettersi e rimettere l'incarico. Benetollo nei giorni scorsi aveva rimesso verbalmente il proprio mandato nelle mani della Giunta provinciale perché aveva riconfermato Saverio Tateo, il primario del reparto dove lavorava Sara Pedri, la ginecologa di 31 anni scomparsa il 4 marzo in Trentino. Della riconferma, avvenuta il 7 giugno, Benetollo aveva informato tardivamente il presidente della Provincia Maurizio Fugatti, come lo stesso governatore aveva sottolineato in conferenza stampa venerdì scorso. Le dimissioni giungono dopo la fine dei lavori della commissione interna dell'Azienda sanitaria che ha cercato di fare chiarezza sul clima e le condizioni di lavoro nel reparto di ginecologia dell'ospedale Santa Chiara di Trento. La scomparsa della dottoressa Pedri è stata messa in relazione dagli inquirenti con le presunte pressioni subite sul posto di lavoro, testimoniate in alcuni documenti trovati nella casa della giovane.

La lettera di dimissioni

Nella conferenza stampa del 9 luglio Fugatti aveva detto che Benetollo sarebbe restato, per il momento, in carica e con le sue funzioni. Ma stamattina l’ex direttore dell’Azienda ha preferito confermare le sue dimissioni: "È un lavoro complesso, che si può fare solo se si ha serenità d'animo – ha scritto Benetollo nella lettera -. Forse anche appartengo a un'altra generazione, in cui i sistemi di relazione erano diversi. In piena serenità quindi ritengo sia meglio per l'azienda e per me tornare al mio lavoro consueto, magari dopo un periodo di ferie, di cui ora ho bisogno”, si legge. “Continuerò a lavorare con tutte le mia energie e capacità, come ho sempre fatto, nel ruolo che mi verrà assegnato", aggiunge Benetollo. Riguardo alla scomparsa della dott.ssa Sara Pedri e del clima nel reparto di Ostetricia Ginecologia di Trento, Bentollo chiarisce che “la mia scelta è stata fin da subito quella di approfondire i fatti, raccogliendo nelle dovute maniere dati e testimonianze, per decidere subito dopo sulla base di questi. Credo che ormai si possa fare, e di aver compiuto quindi anche su questo versante il mio lavoro".

Le indagini della Procura

La 31enne è scomparsa da più di quattro mesi. Ora la Procura di Trento ha ricevuto la copia forense del telefono di Pedri e i contenuti del cellullare saranno valutati dal pm Licia Scagliarini. Nelle ore successive alla denuncia della scomparsa della donna, i carabinieri hanno ritrovato il telefono nella sua auto, una Volkswagen T-Roc, parcheggiata nelle vicinanze del ponte sopra il torrente Noce, che con la sua corrente porta al lago di Santa Giustina. La zona è tristemente nota per i suicidi ed è sul fondale fangoso del lago che si concentrano le operazioni di ricerca, rese però difficoltose dal basso livello dell'acqua nel periodo estivo. Il fiuto dei cani molecolari aveva portato all'inizio del ponte di Mostizzolo, poco distante dal luogo dove era stata trovata l'auto di Sara Pedri. Le unità cinofile si sono fermate nei pressi di un dirupo alto una cinquantina di metri a cui si accede dalla pista ciclabile, ma nessun corpo è stato trovato.

Il reparto di ginecologia e le testimonianze

È stata la famiglia in primis a riferire che Sara Pedri subiva pressioni e umiliazioni a lavoro. Inoltre,  su alcuni documenti ritrovati dai carabinieri nell'abitazione di Cles, in Val di Non, Pedri esprimeva "un profondo stato d'ansia, di terrore, competenze non adeguate agli standard" al pensiero del reparto di Ginecologia, dove lavorava. La dottoressa alla vincita del concorso era stata destinata a tempo indeterminato presso l'ospedale Valli del Noce di Cles, ma a seguito della riorganizzazione degli ospedali era stata dirottata al reparto ginecologia del Santa Chiara. Secondo quanto riferito da alcune professioniste che vi hanno lavorato, in reparto il clima per il personale non sarebbe stato facile, con pressioni e umiliazioni. Un clima forse all'origine della scomparsa di Pedri. A testimoniarlo anche una settantina di ostetriche che hanno chiesto di essere ascoltate dalla commissione d'inchiesta interna voluta dalla direzione sanitaria. Nei giorni scorsi, inoltre, cinque ginecologhe hanno scritto all'Azienda sanitaria trentina, all'Ordine dei medici e all'assessora provinciale alla salute Stefania Segnana, sottolineando "l'incompatibilità ambientale" del primario del reparto.

L’ispezione ministeriale

Nel frattempo si è conclusa nei giorni scorsi la visita degli ispettori mandati dal ministro Roberto Speranza nel reparto. Ora si attendono le audizioni dell'Ordine dei medici di Trento, previste alla fine di luglio, e i risultati della commissione interna costituita dall'Azienda sanitaria per chiarire le dinamiche interne al reparto dove lavorava la giovane ginecologa.

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