Recovery Fund, scienziati scrivono a Conte: "Servono 15 mld per rafforzare la ricerca"

Cronaca
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Quattordici ricercatori, fra cui Luciano Maiani, Giorgio Parisi, Alberto Mantovani, Massimo Inguscio e Angela Bracco, hanno inviato una lettera al premier e al ministro per l'Università e la ricerca Manfredi, chiedendo un investimento in 5 anni per essere competitivi nella ricerca e di conseguenza nell’economia. "Occorre avere il coraggio di una svolta ambiziosa", si legge e "l'unica realistica possibilità per il rafforzamento della ricerca italiana dipende da come verrà ripartito il Recovery Fund"

Serve una svolta per rafforzare la ricerca in Italia e l'occasione da non perdere è il Recovery Fund (LO SPECIALE), con 15 miliardi in 5 anni da prevedere per essere competitivi nella ricerca e di conseguenza nell'economia. L'appello al governo arriva da 14 fra i più prestigiosi ricercatori italiani, come i fisici Luciano Maiani, il presidente dell'Accademia dei Lincei Giorgio Parisi, il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) Massimo Inguscio, Angela Bracco, Lucia Votano dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e Ugo Amaldi della fondazione Tera, con l'immunologo Alberto Mantovani e l'astrofisico Paolo De Bernardis. "Occorre avere il coraggio di una svolta ambiziosa" e "l'unica realistica possibilità per il rafforzamento della ricerca italiana dipende da come verrà ripartito il Recovery Fund", è l'appello che lanciano nella lettera inviata al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e al ministro per l'Università e la ricerca, Gaetano Manfredi.

"Investimento di 15 miliardi in 5 anni"

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"Purtroppo, nella discussione politica degli ultimi giorni, la ricerca sembra uscita dai radar del Recovery Fund. Questo - si legge nella lettera - ci spinge a tornare pubblicamente sull'argomento per ribadire la nostra proposta e fornire un quadro più preciso delle scelte di altri governi". Secondo i ricercatori, "l'investimento di 15 miliardi di euro in 5 anni, pari al 7% della cifra stimata per l'Italia nel piano Next Generation EU, ci permetterebbe di propiziare e accelerare la rinascita che verrà. Essere competitivi sul piano socioeconomico ed essere competitivi nella ricerca sono circostanze che vanno insieme. Oggi vi è una più nitida consapevolezza del valore della ricerca, degli sforzi necessari, della fatica della scienza, e un sostegno sensibilmente maggiore che nel passato da parte dell'opinione pubblica”.

"Effetti di lunga durata"

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Nella lettera i ricercatori osservano con forza che la ricerca è il volano dell'economia e che gli investimenti in questo settore sono destinati a tradursi in ricchezza per il Paese: è "la fonte primaria dell'innovazione nelle società tecnologiche" e gli investimenti nella ricerca di base sono "moltiplicatori potenti di crescita e sviluppo socio-economico, a rendimento differito nel tempo ma con effetti di lunga durata".

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"Se ne sono resi conto altri Paesi europei, come la Spagna e la Francia - continuano gli scienziati - Quest'ultima, per esempio, intende raddoppiare i fondi posti a bando dall'Agenzia Nazionale per la Ricerca per progetti in tutte le discipline, portando a circa 1 miliardo di euro per anno i 450 milioni del 2020, con lo scopo di raggiungere un numero di progetti di eccellenza finanziati superiore al 25% della richiesta, lo standard delle migliori agenzie di finanziamento". Sono tre le azioni suggerite dai ricercatori: nuovi bandi dei Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale (Prin) per almeno 600 milioni di euro l'anno, con un finanziamento complessivo di 3 miliardi in 5 anni; concorsi a cadenze regolari e basati sul merito, affidati a Università ed Enti di Ricerca, per circa 5000 ricercatori ogni anno grazie un finanziamento di 4 miliardi; infrastrutture scientifiche per 8 miliardi di euro potrebbero infine essere selezionate all'interno dell'attuale Piano Nazionale della Ricerca 2021-2027.

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