Stefano Boeri a Sky TG24: "Città dovrebbero de-sincronizzare flussi di spostamento"

Cronaca

Per affrontare l’impatto del coronavirus le città, secondo l’architetto e urbanista, dovrebbero “de–sincronizzare i tempi dei flussi generati dalle grandi attività urbane: de-sincronizzando i tempi si riducono i fenomeni di congestione e quindi si riduce molto il rischio di densificazione dei corpi e di contagio”. “Seconda grande scelta fondamentale sono gli spazi aperti”, ha aggiunto, spiegando che è “necessario lavorare sul decentramento”

Per affrontare l’impatto del coronavirus (AGGIORNAMENTI IN DIRETTA - LO SPECIALE) le città dovrebbero “de–sincronizzare i tempi dei flussi generati dalle grandi attività urbane: de-sincronizzando i tempi si riducono i fenomeni di congestione e quindi si riduce molto il rischio di densificazione dei corpi e di contagio”. Lo ha detto a Sky TG24 Mondo l’architetto e urbanista Stefano Boeri. “Seconda grande scelta fondamentale sono gli spazi aperti - ha aggiunto -: mi rendo conto che ci sono anche città che d’inverno hanno temperature difficili, però credo che dobbiamo tutti cominciare, anche mettendo in campo un’inventiva, una tecnologia nuova, ad abituarci di più ad abitare gli spazi aperti. Per fortuna la città in Europa è una città dove piazze, slarghi, giardini e parchi sono una parte fondamentale, questa è una delle enormi sfide”.  

"Alcuni uffici diventino sedi per studenti"

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Rispondendo poi a quale potrebbe essere il destino dei grandi headquarters e distretti lavorativi delle grandi città, Boeri ha spiegato che “la possibilità, grazie alla sfera digitale, di garantire un lavoro anche a distanza dalla sede era una sperimentazione già in atto: è stata drammaticamente accelerata in questi mesi. Oggi dobbiamo cercare di ritrovare un equilibrio, che non deve andare a discapito delle garanzie di sicurezza e salute. Penso che in questi mesi si debba ragionare con grande attenzione, cercare di aiutare le zone delle città che stanno perdendo enormi risorse dal punto di vista della ricchezza distribuita localmente e contemporaneamente guardare a quello che può succedere in futuro. Ad esempio la popolazione studentesca universitaria è una popolazione agile e conferma la presenza, è anche una popolazione internazionale. Spesso ha bisogno di spazi di vita perché il mercato della casa è un mercato inaccessibile, costoso. Alcuni uffici potranno diventare sedi per studenti. Inoltra sarà necessario pensare a un progetto di bilanciamento tra le grandi città e i piccoli centri, che a volte garantiscono una qualità dell’aria minore”.

"Necessario lavorare sul decentramento"

“Dobbiamo cercare di ricavare almeno qualche aspetto positivo, di speranza nel futuro, da questo disastro - ha proseguito l’architetto -. Forse in questi mesi abbiamo riscoperto un rapporto diverso con gli esercizi commerciali, il territorio, la vita di quartiere. Forse dobbiamo capire che la grande sfida dei prossimi anni è tornare a città che sono fatte di quartieri in cui ci sono tutti i servizi necessari alla vita: commercio, cultura, formazione, sanità. Una sanità diffusa, un sistema sanitario in grado di arginare fenomeni di contagio diffusi come quello che abbiamo vissuto”.  “Stiamo vivendo la fine di un grande periodo di vita delle città – ha spiegato - che si basava sul protagonismo di pochi grandi centri di affollamento e attrattività per tutte le popolazioni urbane. Dobbiamo lavorare sul decentramento, pensare ad arcipelaghi di borghi urbani, zone dove si può vivere senza che i tempi di spostamento siano superiori ai 15-20 minuti e questo deve essere il circuito di vita fondamentale, poi culturalmente ci devono essere scambi e interazioni, perché una città senza questo non è una città, però la sfida è questa”.

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