Carabinieri arrestati Piacenza, ministro Lamorgese: “Minato presidio di legalità”

Cronaca

Sulla vicenda della caserma Levante, la titolare del Viminale parla di "un episodio incredibile” ma dice: “L’inchiesta non può ledere una grande istituzione come l’Arma”. Sugli arrestati aggiunge: “Persone non degne della divisa”. Ministro Guerini: "Avviata inchiesta interna". Intanto secondo la Dda di Milano non ci sarebbero legami con la 'ndrangheta da parte dei militari e dei pusher coinvolti

"È un episodio incredibile, che ha minato quello che era un presidio di legalità che invece è diventato lo spettro di attività illegali e non accettabili da parte di appartenenti a forze di polizia". Il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese parlando da Sorbolo (Parma), ha commentato così l'inchiesta sulla caserma Levante dei carabinieri di Piacenza. La vicenda, dice il ministro, è un episodio che però non può "minare una grande istituzione come l'Arma". Sulla questione è intervenuto alla Camera anche il ministro della Difesa Lorenzo Guerini: "D'accordo con il Comando Generale è stata avviata un'inchiesta interna". Intanto secondo la Dda di Milano non ci sarebbero legami tra la 'ndrangheta e le persone coinvolte (GLI INTERROGATORI - LE INTERCETTAZIONI).

Lamorgese: persone non degne dell'Arma 

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"L'attività di un nucleo di persone che non è degno di far parte dell'Arma dei carabinieri non può minare quella che è l'opinione che tutti abbiamo dell'Arma, un'istituzione sana che sta sul territorio e aiuta nell'attività quotidiana e opera per il contrasto della criminalità”, ha aggiunto il ministro Lamorgese. “È un comportamento gravissimo, gente non degna, lo ripeto più volte. Ma dobbiamo distinguere: non si può minare una grande istituzione come l'Arma".

Guerini: "Inchiesta interna per completa cognizione degli accadimenti"

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"D'intesa con il Comando Generale, è stata avviata un'inchiesta interna, affinché si pervenga ad una completa cognizione sia degli accadimenti, sia di eventuali elementi di criticità nei sistemi di controllo e verifica". Queste le parole del ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, al question time alla Camera in merito all'inchiesta- "L'Arma - prosegue Guerini - ha disposto nei confronti dei militari interessati dal provvedimento giudiziario la sospensione precauzionale dall'impiego, avviando la valutazione disciplinare dei fatti per adottare rigorosi provvedimenti".  Lo stesso ministro poi aggiunge: "Il Comandante provinciale di Piacenza e gli altri comandanti della sede, a prescindere dal loro eventuale coinvolgimento nei fatti oggetto di accertamento in sede penale, sono stati destinati ad altri incarichi, nell'interesse dell'Istituzione e per restituire a Piacenza e alla sua cittadinanza il più regolare e sereno svolgimento dell'attività di servizio". 

Dda Milano: "Nessun legame con la 'ndrangheta"

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"Nessun legame con la 'ndrangheta da parte dei carabinieri e i pusher arrestati nell'inchiesta". A confermarlo sono i primi accertamenti della Dda di Milano, alla quale sono stati trasmessi per competenza gli atti che riguardano il capitolo sui rifornimenti di hashish e marijuana nel milanese. Non risulta che ci sia alcun contatto con le 'ndrine della Locride. Anche il deposito di Gaggiano, centro alle porte del capoluogo lombardo, dove avvenivano gli approvvigionamenti delle droghe leggere, dagli accertamenti svolti non risulta gestito dalla criminalità organizzata calabrese. 

Le indagini: atti a Dda 

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Intanto proseguono anche le indagini sulla vicenda. In una conversazione con la compagna, l'appuntato dei carabinieri Giuseppe Montella definisce "calabresi", "pezzi grossi" gli interlocutori di Daniele Giardino, secondo l'accusa il fornitore di stupefacente. Per questo la Procura di Piacenza aveva inviato parte degli atti alla Dda di Milano per approfondimenti sui canali di rifornimento della droga emersi nell'inchiesta “Odysseus”, che ha portato nei giorni scorsi al sequestro della caserma della stazione Levante e all'arresto di sei militari. Negli atti si parla infatti di un deposito nell'hinterland milanese, dove andare a ritirare la droga. Un luogo, per gli investigatori, gestito da persone vicine a 'ndrine della Locride, motivo per cui è stato chiesto il coinvolgimento della Direzione distrettuale antimafia milanese. Legami poi esclusi dalla stessa Dda milanese. 

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