Asili nido e scuole dell’infanzia, allarme sulla riapertura: migliaia di bimbi a rischio

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Dal governo e dalle Regioni non sono ancora arrivate delle linee guida e delle indicazioni per riprendere l'attività. Preoccupati genitori e gestori. Il rischio è che, ridimensionando la capienza delle strutture per rispettare le norme contro il coronavirus, si debbano tagliare troppi posti. Difficile, poi, gestire le attività in sicurezza vista l’età e la poca autonomia dei piccoli

A settembre gli studenti sperano di ritornare sui banchi dopo lo stop per l’emergenza coronavirus (GLI AGGIORNAMENTI - LO SPECIALE). In generale sono ancora tante le questioni da risolvere, ma alcuni tra gli aspetti più delicati riguardano gli asili nido e le scuole dell’infanzia. Alcuni accorgimenti che si possono prendere per mantenere le distanze e svolgere le lezioni in sicurezza nelle altre classi, infatti, non sono applicabili con bambini così piccoli, con età che vanno da 0 a 6 anni. Dal governo e dalle Regioni non sono ancora arrivate delle linee guida e delle indicazioni per riprendere l'attività e alcune associazioni - sia di genitori sia di gestori e dipendenti di asili - hanno lanciato l’allarme. Il rischio è che, ridimensionando le capienze delle strutture, migliaia di bambini in diversi comuni restino fuori dalle graduatorie dei nidi o, addirittura, che le scuole dell’infanzia non ripartano il primo settembre (LO SPECIALE SCUOLA).

Azzolina: “Anche le scuole dell'infanzia riapriranno a settembre”

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Riguardo alla riapertura delle scuole materne, nei giorni scorsi la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina ha assicurato: “Anche le scuole dell'infanzia riapriranno a settembre e restituiremo quella socialità ai bambini”. Poi ha spiegato: “La scuola dell'infanzia è un segmento della scuola per cui noi abbiamo la massima attenzione, perché i bambini sono quelli che hanno sofferto di più durante il lockdown. Non abbiamo parlato di distanziamento nella scuola d'infanzia nelle linee guida perché non può esserci. Per questo daremo più organico di personale”. Per quanto riguarda una quantificazione dell'organico, la ministra ha detto che "stiamo quantificando l'organico Regione per Regione".

Le ipotesi sulle indicazioni per la riapertura

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Per nidi e materne, l’organico è quindi uno dei nodi da sciogliere. Ancora non si sa quale dovrà essere il rapporto educatore-bambino. Secondo indiscrezioni, nei nidi potrebbe essere indicato un rapporto 1:3 tra operatori e piccoli, consigliato ma non obbligatorio. L’età e la mancanza di autonomia dei bambini rendono particolarmente complessa la gestione e la conduzione delle attività educative, che comunque dovranno fare i conti con le limitazioni e le prescrizioni sanitarie generali. Tra le ipotesi sulle indicazioni per la riapertura c’è l’accesso agli asili nido per gli operatori con la mascherina, la sanificazione dei locali e dei giochi, lavaggio frequente delle mani con gel igienizzante. Possibili anche il controllo della temperatura, gli ingressi scaglionati e l’areazione continua dei locali, anche per ovviare al problema del distanziamento fisico, praticamente impossibile per bambini così piccoli. C’è anche la possibilità che le sezioni delle materne possano essere sdoppiate o suddivise in gruppi, in modo da avere meno bambini in aula. Anche gli spazi dovranno essere riorganizzati e le capienze ridimensionate. Il rischio, comunque, è che migliaia di bambini ammessi nelle graduatorie dei nidi comunali ad aprile, si ritrovino ora fuori dalle liste ufficiali.

Coinvolgere i bambini gradualmente nelle nuove regole

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Nelle linee guida del Piano Scuola 2020-2021, per ora unico riferimento, si legge che “i bambini di età inferiore ai sei anni hanno esigenze del tutto particolari, legate alla corporeità e al movimento: hanno bisogno di muoversi, esplorare, toccare”, oltre che di “vicinanza fisica e contatto, scambio e condivisione di esperienze”. Pertanto, continua il documento, “la prossima riapertura richiede l’adozione di misure particolarmente attente alla garanzia del rispetto non solo delle prescrizioni sanitarie, ma anche della qualità pedagogica delle relazioni”. Si raccomanda, quindi, di preparare i bambini alle nuove regole, “coinvolgendoli gradualmente”, in modo che, “ad esempio, il rito frequente dell’igiene delle mani, la protezione delle vie respiratorie, la distanza di cortesia, potranno diventare nuove ‘routine’ da vivere con serenità e gioiosità”.

Asili nido
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La situazione a Milano: si rischiano 3mila bimbi esclusi da nidi

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A creare altre complicazioni per gli asili nido è il fatto che ciascuna amministrazione regionale decide autonomamente sulle riaperture. Polemiche sul tema ci sono state nei giorni scorsi a Milano. Laura Galimberti, assessore all'Educazione e all'Istruzione del capoluogo lombardo, ha spiegato che senza indicazioni precise su come gestire gli spazi ci sono circa tremila bambini che rischiano di essere esclusi. “Trovo incredibile e grave che Regione e governo non abbiano definito chiaramente le linee guida per affrontare la riapertura, la Regione Lombardia deve farlo per i nidi e il governo per le scuole dell'infanzia”, ha detto l'europarlamentare del Partito democratico Pierfrancesco Majorino. “La situazione è allarmante, c'è apprensione e un po' di imbarazzo”, ha commentato Anita Pirovano, capogruppo di Milano Progressista in Comune. “Le norme anti-contagio impongono un ridimensionamento della capienza, per la sicurezza di educatori e bambini”, ha confermato Palazzo Marino, che però ha assicurato: “Stiamo mappando tutti gli spazi per ricavare più posti possibili”. Nelle scorse ore c’è stato un incontro tra il sindaco Giuseppe Sala e i vertici dei sindacati milanesi, Cgil, Cisl, Uil. Tra le richieste dei sindacati c'è quello di assumere personale in più. “L'impegno del sindaco a prendere tutti i tremila bambini c'è ed è chiaro che noi abbiamo chiesto lo sforzo massimo”, hanno spiegato. E mentre i primi inserimenti sono slittati a ottobre, l'ultima speranza per gli asili nido pubblici è il ripescaggio, previsto per il 10 agosto.

Bambini a rischio esclusione anche in altri comuni

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Bambini a rischio esclusione anche a Roma: sono circa duemila i piccoli che rischiano di rimanere fuori dalle graduatorie per l'accesso ai nidi. Nella Capitale è caos anche sull’assunzione di nuovi educatori e insegnanti. In Emilia-Romagna, invece, le linee-guida dovrebbero arrivare entro il 31 luglio. Ma diverse cooperative che gestiscono i servizi scolastici hanno lanciato l’allarme sul rischio che le strutture non riusciranno a ripartire il primo settembre. Poi hanno avanzato alcune proposte, che vanno dalle procedure di accoglienza-triage all'utilizzo delle mascherine e dei dispositivi di protezione individuale. Inoltre, hanno chiesto costanti sanificazioni, un patto di corresponsabilità gestori-famiglie con la possibilità di realizzare tamponi e/o test sierologici agli operatori e chiare linee guida di comportamento sia in presenza di casi Covid sia sulla riammissione dei bambini con malattie non Covid. In generale, comunque, migliaia di bambini rischiano di rimanere senza nido in tutta Italia. Come evidenzia il rapporto "Nidi e servizi educativi per l'infanzia, stato dell'arte, criticità e sviluppi del sistema educativo integrato”, già prima del coronavirus c’era una "carenza strutturale" nella disponibilità di servizi educativi per la prima infanzia rispetto al potenziale bacino di utenza (bambini di età inferiore a 3 anni) e una distribuzione profondamente disomogenea sul territorio nazionale. I posti disponibili nei nidi erano già al di sotto delle richieste. Ora l’emergenza rischia di peggiorare la situazione.

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