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Migrante morto nel Cpr di Gradisca, l’autopsia: non è stato ucciso da un pestaggio

I titoli delle 18 di Sky TG24 del 27/01

4' di lettura

Vakhtang Enukidze, 38 anni, georgiano, è deceduto il 18 gennaio dopo una rissa con un altro ospite della struttura. Secondo il Radicale Magi, testimoni avrebbero visto alcuni agenti picchiarlo. La procura, che indaga per omicidio volontario: "Non escludiamo violenza"

Vakhtang Enukidze, il cittadino georgiano detenuto al Centro permanente per i rimpatri (Cpr) di Gradisca d’Isonzo (Gorizia) e morto in ospedale a Gorizia il 18 gennaio, non sarebbe deceduto a causa di percosse ricevute. A dirlo, dopo l'autopsia, il medico legale del Garante dei detenuti, Lorenzo Cociani. L'ipotesi delle percosse era circolata sulla base di quanto detto da alcuni testimoni ascoltati dal deputato radicale Riccardo Magi, che avevano raccontato che la vittima era stata picchiata da alcuni agenti. Invita tuttavia alla prudenza il procuratore di Gorizia Massimo Lia, che in relazione alla vicenda ha aperto un fascicolo per omicidio volontario: “Non escludiamo al cento per cento cause di tipo violento”, ha spiegato, aggiungendo che è ancora presto per dare “un’indicazione precisa e univoca” su quanto accaduto. “La morte è stata imputata a un edema polmonare - ha aggiunto l'avvocato Riccardo Cattarini, che rappresenta il Garante nazionale per i detenuti - Si tratta di capire cosa l'abbia provocato”.

La rissa, l’arresto, poi il malore

Il migrante georgiano sarebbe arrivato nella struttura di Gradisca intorno alla metà di dicembre, quando la struttura è entrata in funzione. Il 12 gennaio, secondo quanto ricostruito, avrebbe aggredito alcuni poliziotti perché sapeva che di lì a poco sarebbe stato espulso dato che si trovava in Italia senza documenti. Due giorni dopo è stato arrestato dopo essere stato protagonista di una colluttazione con un altro ospite del Cpr. Il 16 gennaio, rientrato nel Centro, si è sentito male. Due giorni dopo è stato portato in ospedale, dove è morto.  

Le testimonianze riportate da Magi

In virtù delle sue prerogative parlamentari, dopo la morte del migrante Magi ha visitato il Cpr, dove dice di aver raccolto i racconti di alcuni testimoni oculari - “ospiti, ma anche un operatore e un poliziotto”, ha detto, alcuni dei quali sarebbero poi stati “espulsi” per questo - secondo i quali la rissa con l’altro migrante detenuto nel Centro non avrebbe causato lesioni gravi al 38enne, il quale sarebbe invece stato picchiato da “circa 10 agenti” intervenuti per separare i due litiganti. I poliziotti, secondo i testimoni citati da Magi, avrebbero “picchiato Enukidze ripetutamente, anche con un colpo d’avambraccio dietro la nuca e una ginocchiata nella schiena” per poi “trascinarlo per i piedi come un cane”. Una volta rientrato nel Cpr dopo l’arresto, ha spiegato il parlamentare, “tutti quelli che lo hanno visto hanno detto che si trovava in condizioni critiche, non si reggeva in piedi. Ha chiesto un intervento medico, ma, man mano che le condizioni si aggravavano, non ha potuto più farlo perché non riusciva a parlare. Nella notte, ha riferito il compagno di stanza, aveva la bava alla bocca ed è caduto dal letto. La mattina era in stato di incoscienza e di lì poche ore sarebbe morto”. Magi si era poi attirato alcune critiche, anche dal capo della polizia Gabrielli, per aver paragonato la vicenda al caso Cucchi.

Le indagini

A quel punto la procura di Gorizia ha aperto un’indagine, coordinata dal pm Paolo Ancora, ipotizzando il reato di omicidio volontario contro ignoti in merito alla morte del georgiano. Utili ai fini dell’inchiesta le immagini delle numerose telecamere che sorvegliano l’interno e l’esterno della struttura.

La sorella: “Mai avuto problemi di salute”

Asmat Jokhadze, sorella del 38enne, racconta: "L'ultima volta che ho sentito mio fratello era venerdì scorso. Mi ha detto che stava male, ma non mi ha detto il perché. Mi ha solo spiegato che prendeva dei farmaci che gli avevano dato all'interno del Cpr e che gli avevano anche aumentato la dose. Eppure non aveva mai avuto problemi di salute, era forte, giocava in una squadra di calcio di Chiatura, la nostra città”.

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