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Arriva la cannabis a tavola: dai biscotti all'olio ecco le regole sui limiti consentiti

Cassazione: coltivazione domestica di cannabis non è reato

3' di lettura

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il testo con cui il ministero della Salute fissa le soglie da non superare. Via libera quindi a biscotti, farina, olio e bevande a base di canapa. Coldiretti: "Data una risposta a centinaia di aziende agricole che ci avevano investito"

La cannabis può approdare sulle tavole italiane. Il 16 gennaio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del ministero della Salute che fissa i limiti massimi di Thc (tetraidrocannabinolo, il principio attivo della cannabis) negli alimenti. Via libera, quindi, a biscotti, taralli, pane, farina, olio, ma anche ricotta, tofu e birra contenenti il principio attivo. Per la Coldiretti con il decreto “sono state date risposte alle centinaia di aziende agricole che hanno investito nella coltivazione di questo tipo di pianta”. Secondo l’associazione, in 5 anni i terreni coltivati a canapa in Italia sono aumentati di 10 volte, passando dai 400 ettari del 2013 ai quasi 4mila del 2018.

I limiti stabiliti dal decreto

Il decreto stabilisce, in particolare, che il limite massimo di Thc per i semi di cannabis sativa, la farina ottenuta dai semi e gli integratori contenenti alimenti derivati, è di 2 milligrammi per chilo. Per l’olio ottenuto dai semi, invece, la soglia da non superare è di 5 milligrammi per chilo. Per la coltivazione e vendita di piante, fiori e semi a basso contenuto di principio psicotropo (Thc) si stima un giro d’affari potenziale stimato in oltre 40 milioni di euro, con un rilevante impatto occupazionale per effetto del coinvolgimento di centinaia di aziende agricole.

Coldiretti: “Ora si intervenga sui derivati”

La coltivazione di piante di canapa è diffusa in tutto il nostro Paese, secondo quanto riferisce Coldiretti. E il fenomeno rappresenta un “vero e proprio ritorno”, spiega ancora l’associazione, visto che “fino agli anni ’40 gli ettari dedicati erano quasi 100mila, tanto che l’Italia era il secondo maggior produttore di canapa al mondo, dietro soltanto all'Unione Sovietica”. La progressiva industrializzazione e l’avvento del boom economico che ha imposto sul mercato le fibre sintetiche, così come le campagne contro gli stupefacenti, prosegue Coldiretti, ne hanno causato il declino. Oggi questo tipo di coltivazione si estende da Nord a Sud, dal Piemonte alla Puglia, dal Veneto alla Basilicata, ma è presente anche in Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna. “Ora - conclude l’associazione - serve un analogo intervento legislativo per regolamentare una volta per tutte anche il settore che coinvolge la commercializzazione dei derivati della cannabis sativa nel rispetto dei principi costituzionali e convenzionali”.

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