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È morto Luciano De Crescenzo, aveva 90 anni

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L'artista, attore e scrittore partenopeo era nato il 18 agosto 1928. Domani la camera ardente in Campidoglio. Con le sue opere ha raccontato Napoli. Ingegnere, aveva lasciato la sua carriera negli anni '70 per dedicarsi alla scrittura e alla divulgazione filosofica

È morto per "le conseguenze di una grave malattia", al policlinico Gemelli di Roma, Luciano De Crescenzo. Lo scrittore partenopeo, nato nel 1928, avrebbe compiuto 91 anni il prossimo 18 agosto. Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha proclamato il lutto cittadino nel giorno dei suoi funerali. Domani, venerdì 19 luglio, sarà allestita nella Sala della Protomoteca in Campidoglio la camera ardente: l'apertura al pubblico è prevista dalle 10 alle 20. Con la sua ironia, negli anni, De Crescenzo ha raccontato Napoli nelle sue diverse sfaccettature. Ma la scrittura non è stata la sua unica passione: De Crescenzo era anche un ingegnere elettronico e aveva fatto carriera fino a diventare dirigente alla Ibm. Negli anni Settanta, però, aveva abbandonato questa strada per concentrarsi sulla scrittura e sulla divulgazione (LE FRASI PIÙ FAMOSE - LA FOTOSTORIA). 

Da ingegnere a scrittore

Sono molti i dettagli svelati dallo scrittore nella sua biografia. Nato a Napoli nel quartiere San Ferdinando, frequentò le elementari con Carlo Pedersoli, alias Bud Spencer.  Da giovane, lavorò nella ditta di guanti gestita dal padre e, durante la guerra, la sua famiglia si spostò a Cassino. Gli studi portarono De Crescenzo a laurearsi in Ingegneria alla Federico II di Napoli, e a intraprendere la carriera in questo settore fino ad arrivare a Milano per l'Ibm. Raggiunta la carica di dirigente, lasciò però il posto di lavoro e iniziò a scrivere. L'esordio fu con "Così parlò Bellavista" (1977), pubblicato da Mondadori, che diventò ben presto un successo con i dialoghi tra l'ingegner De Crescenzo e il professor Bellavista. Il libro riuscì a vendere 600 mila copie. Scrittore, ma anche divulgatore: ai romanzi De Crescenzo affiancò sempre la divulgazione, come testimoniano anche i volumi de "La storia della filosofia greca", in grado di raggiungere il grande pubblico.

L'impegno con i libri e al cinema 

A scoprire il suo talento, fu Maurizio Costanzo che lo trasformò in opinionista nel suo programma "Bontà loro". Da quel momento, De Crescenzo scrisse nuove storie, mentre la passione per il cinema e la frequentazione della tv lo portarono anche dietro alla macchina da presa. Lo stesso "Così parlò Bellavista" diventò film, nel 1984. Ma prima, con la complicità dell'amico Roberto Benigni e poi con la guida di Renzo Arbore, mise a fuoco le sue doti di attore e improvvisatore ne "Il Pap'Occhio" (1980), per poi ritrovare gli stessi amici tre anni dopo in "FF.SS", sempre con la regia di Arbore. La sua vera passione rimase però quella del divulgatore culturale, con una lunga serie di best seller tra la narrativa, la barzelletta e la saggistica, attingendo sempre più spesso agli umori della cultura partenopea e al mito della Magna Grecia. Le sue passioni più sofisticate si coniugano nel surreale "32 dicembre" del 1988: un trattatello a episodi sulla relatività del tempo ispirato a un'altra delle sue prove letterarie: "I dialoghi di Bellavista".

Gli ultimi lavori e la malattia

L'ultimo film, il più personale, porta la data del 1995, con una delle amiche più care, Isabella Rossellini, e Teo Teocoli: "Croce e delizia". Poi Lina Wertmuller, per due volte, lo convinse ad apparire nei suoi film, "Sabato, domenica e lunedì" e poi "Francesca e Nunziata". Man mano, però, negli ultimi anni De Crescenzo aveva ridotto e poi annullato le sue presenze in tv a causa di una malattia neurologica. Malattia che lo ha portato al decesso avvenuto oggi intorno alle 16.

Gli amici Arbore e Laurito con lui fino alla fine

Secondo quanto si apprende, Renzo Arbore e Marisa Laurito, amici stretti dello scrittore, erano con lui in ospedale, accompagnandolo fino alla fine. "La nostra è stata un'amicizia straordinaria. Nata più di 40 anni fa. A legarci era l'amore per Napoli", ha detto commosso Renzo Arbore. De Crescenzo rappresentava "la napoletanità per bene, quella ottima, quella signora, quella della cultura. Quella che oggi si sta rivalutando. La Napoli bella, solare, elegante. La Napoli che è rinata anche grazie a lui", aggiunge Arbore, che racconta: "Negli ultimi giorni in ospedale mi faceva ascoltare le canzoni napoletane della sua gioventù, quelle più belle". Si unisce al ricordo anche Marisa Laurito: "Oggi si è spento un faro. Tutti dobbiamo essergli grati, per l'allegria, l'intelligenza vitale, esagerata, lo spirito di ironia, la capacità di insegnare a tutti la filosofia, trasformandola in una materia popolare". E aggiunge: "Era un simbolo della Napoli bella, colta, signorile. E adorava le canzoni napoletane: per questo fino alla fine gli ho cantato, sussurrandogliela nell'orecchio, sottovoce, la sua melodia preferita, 'Era de maggio'".

Data ultima modifica 18 luglio 2019 ore 20:00

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