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Oscar, 20 anni fa la notte magica di "La vita è bella" di Roberto Benigni. VIDEO

I titoli di Sky Tg24 delle 18 del 20/03/2019

2' di lettura

Il capolavoro del regista e attore toscano si aggiudicò tre statuette: miglior film straniero, miglior attore protagonista e miglior colonna sonora. Indimenticabile il momento in cui Sophia Loren annunciò il premio all'Academy

Sono passati esattamente 20 anni da quel celebre “Robertooo” pronunciato da Sophia Loren che annunciò l’Oscar come miglior film straniero a “La vita è bella” di Roberto Benigni. Il 21 marzo 1999 è una data storica per il cinema italiano. In quella notte magica, la pellicola italiana si aggiudicò tre statuette: miglior film straniero, miglior attore protagonista (Roberto Benigni) e miglior colonna sonora (Nicola Piovani). "Grazie a tutti! Grazie Sophia! Lascio qui l’Oscar, ma voglio te! Vorrei baciarvi tutti”, disse con un inglese un po’ zoppicante l’attore toscano dopo una indimenticabile “passeggiata” sulle poltroncine del Kodak Theatre di Los Angeles.

Il discorso di Benigni

Il film, fra sorrisi e lacrime, tratta il delicato tema dell’Olocausto. E Benigni all’Academy, in un discorso nel suo stile dolceamaro, ricordò le vittime dello sterminio degli ebrei, mandò un abbraccio al baby attore Giorgio Cantarini, il piccolo Giosuè del film, ringraziò i genitori, citò Dante ed infine dedico il premio alla moglie Nicoletta Braschi.

I primati del film

“La vita è bella” è il film italiano che ha incassato di più nel mondo, è quello che ha vinto più Oscar. Ma ancora prima del trionfo in quella notte del 21 marzo 1999, il capolavoro di Benigni era riuscito a conquistare diversi primati. Nessun film in lingua straniera, prima di allora, aveva mai incassato così tanto in America. E nessun film straniero aveva mai ottenuto sette candidature all’Oscar. La tripletta di Benigni (candidato all'Oscar come attore, regista e sceneggiatore) aveva sino al 1999 tre soli precedenti agli Oscar: Orson Welles (nel 1941 per “Quarto Potere”), Woody Allen (nel 1977 per “Annie Hall”), Warren Beatty (nel 1978 per “Il cielo può attendere” e nel 1981 per “Reds”.

 

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