I genitori di Giulio Regeni scrivono ad Al Sisi: “Mantenga la sua promessa di verità”

Cronaca

La madre e il padre del ricercatore ucciso nel 2016 inviano un appello al presidente egiziano: “Dimostri al mondo che è un uomo di parola e consegni i cinque indagati alla giustizia italiana”, rispettando la promessa di collaborare fatta tre anni fa

“Buongiorno presidente Al Sisi”. Comincia così la lettera che Paola Deffendi e Claudio Regeni scrivono al presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, affidata alle pagine del quotidiano La Repubblica. Nelle righe che rivolgono al capo di Stato straniero gli contestano la promessa di lavorare con le autorità italiane per far luce sulla morte di loro figlio Giulio, avvenuta all’inizio del 2016 al Cairo. “Non possiamo più accontentarci delle sue condoglianze né delle sue promesse mancate”, scrivono. (L’APPELLO A CONTE)

"Lei è venuto meno alla sua promessa"

“A marzo di tre anni fa sulle pagine di questo giornale Lei si rivolgeva a noi ‘come padre prima che come presidente’ e prometteva ‘che faremo luce e arriveremo alla verità, lavoreremo con le autorità italiane per dare giustizia e punire i criminali che hanno ucciso vostro figlio’”, ricordano Paola e Claudio Regeni al presidente egiziano. "Lei è venuto meno alla sua promessa", sottolineano, parlando di come non ci sia stata alcuna “vera collaborazione” e, anzi: “Dopo l'iscrizione nel registro degli indagati, da parte della procura italiana, di cinque funzionari dei Vostri apparati di sicurezza, la procura egiziana ha interrotto tutte le interlocuzioni”.

“Ha l’occasione e il privilegio di fare giustizia”

“Risulta difficile”, scrivono ancora i genitori del ricercatore friulano, che gli autori delle torture e dell’omicidio di Giulio, oltre che dei successivi depistaggi, “abbiano agito a Sua insaputa o contro la sua volontà”. Chiedono ad Al Sisi di meritarsi “rispetto” e lo avvertono: "Siamo una moltitudine severa e inarrestabile. Finché questa barbarie resterà impunita, nessun cittadino al mondo potrà più recarsi nel Vostro Paese sentendosi sicuro. E dove non c'è sicurezza non può esserci né amicizia né pace". "Quindi Lei ha l'occasione per dimostrare al mondo che è un uomo di parola: consegni i cinque indagati alla giustizia italiana, permetta ai nostri procuratori di interrogarli, dimostri al mondo che la osserva che Lei non ha nulla da nascondere. Lei ha il privilegio e l'occasione di fare giustizia, sprecarli sarebbe imperdonabile. Con l'augurio di verità e giustizia", concludono.

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