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Regeni, Conte ad Al Sisi: "Siamo insoddisfatti". I genitori di Giulio: "Pretenda verità"

2' di lettura

Il presidente del Consiglio dopo il faccia a faccia in Cina con il presidente egiziano: "A distanza di tempo non c'è ancora nessun concreto passo avanti". Paola e Claudio Regeni in una lettera al premier: "Vada oltre i consueti proclami e promesse"

Sul caso Regeni "c'è insoddisfazione perché a distanza di tempo non c'è ancora nessun concreto passo avanti che ci lasci intravedere un accertamento dei fatti plausibile". Lo dice il premier Giuseppe Conte, da Pechino, dopo il suo incontro con il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi. Il premier ha spiegato che l'Italia "non può avere pace fino a quando non avrà la verità" sul caso del ricercatore italiano ucciso in Egitto. L'Italia, ha aggiunto Conte, "non verrà mai meno a questo impegno: arrivare a una verità giudiziaria che sia plausibile e che abbia risconti oggettivi e inoppugnabili". Oggi, in una lettera pubblicata su La Repubblica, i genitori di Giulio Regeni si sono rivolti proprio a Conte prima dell'incontro: "Siamo certi che si farà portavoce della richiesta di verità e giustizia sul rapimento, tortura e morte di nostro figlio, avvenute al Cairo tra il gennaio e febbraio 2016. Una tragedia inimmaginabile", hanno scritto. 

“Andare oltre consueti proclami e promesse”

"Sono trascorsi ormai più di tre anni e assieme a tantissimi cittadini di tutto il mondo attendiamo di sapere i nomi di tutti i soggetti coinvolti e di vederli assicurati alla giustizia italiana”, hanno ribadito Paola e Claudio Regeni. “Le chiediamo di essere determinato ed incisivo con il presidente egiziano, di andare oltre ai consueti proclami e promesse”, prosegue la lettera, “e di ricordargli che la procura romana ha già inserito cinque persone nel registro degli indagati, in base alle indagini effettuate superando gli enormi ostacoli posti da parte degli stessi egiziani; è giunto il momento di ricevere una risposta concreta, vera e definitiva".

“Giulio ha diritto a essere difeso e a trovare giustizia”

"Senza questa risposta - si legge ancora nella lettera - la dignità del nostro Paese e delle istituzioni che Lei rappresenta risulterebbe irrimediabilmente mortificata". "Lei - prosegue l'appello dei genitori - si è proposto come avvocato difensore del popolo italiano, Le chiediamo, quindi, di non dimenticare l'aspetto etico oltre che quello giuridico. Giulio, come cittadino ha diritto ad essere difeso e a trovare giustizia, come non è stato difeso e non ha avuto giustizia da vivo”. 

Data ultima modifica 27 aprile 2019 ore 17:28

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