A stabilirlo è stata l'azienda ospedaliera dei Colli, di cui fa parte l'ospedale Monaldi, dopo aver acquisito gli atti dei procedimenti disciplinari. In una nota ufficiale, l'azienda ha anche specificato che "prosegue per gli altri sanitari coinvolti l'iter disciplinare secondo la normativa vigente”. Sono attualmente 7 le persone indagate nella vicenda
Due dirigenti medici sono stati sospesi nel caso del bambino morto a Napoli a seguito di un trapianto di un cuore danneggiato. A stabilirlo è stata l'azienda ospedaliera dei Colli, di cui fa parte l'ospedale Monaldi, dopo aver acquisito gli atti dei procedimenti disciplinari. In una nota ufficiale, l'azienda ha anche specificato che "prosegue per gli altri sanitari coinvolti l'iter disciplinare secondo la normativa vigente”, precisando di “essersi immediatamente attivata per fare chiarezza su quanto accaduto, in trasparenza e nel rigoroso rispetto della legge". Attualmente sono 7 gli indagini nella vicenda. Dai Colli è stata espressa anche "vicinanza e sostegno ai familiari del piccolo Domenico”, un ringraziemento “a tutto il personale che ancorché profondamente ferito dalla vicenda ha continuato a lavorare con professionalità, dedizione e umanità" e infine “ riconoscenza a pazienti e cittadini che hanno manifestato solidarieta' e fiducia all'ospedale Monaldi”.
Le indagini sul caso del bambino
Secondo le indagini, sarebbero tre i "principali fattori" che hanno determinato la morte del piccolo di due anni e mezzo, deceduto il 21 febbraio scorso all'ospedale Monaldi di Napoli dopo che il cuore a lui destinato è arrivato danneggiato da Bolzano, rendendone inutile il trapianto. A ricostruire la catena di errori fatali è la relazione di 295 pagine inviata dalla Regione Campania al Ministero della Salute insieme alla documentazione fornita dai vertici dell'Azienda ospedaliera. Il primo fattore "riguarda una falla procedurale, in quanto la partenza dal Monaldi con una quantità di ghiaccio non sufficiente si è configurata come un momento critico del processo". Il secondo fattore è relativo alla "mancata verifica finale del contenitore di trasporto da parte dell'equipe di espianto che, al momento della chiusura, non ha effettuato i controlli dovuti". Infine, il terzo è rappresentato da un "deficit comunicativo e procedurale significativo all'interno dell'equipe di sala operatoria".
La ricostruzione della vicenda
Mentre proseguono le indagini, nei prossimi giorni è fissato davanti al gip anche il conferimento degli incarichi per l'incidente probatorio sulla morte del piccolo Domenico Caliendo. E con ogni probabilità si procederà anche con l'autopsia, necessaria per dare il via libera allo svolgimento dei funerali del bambino. Secondo le ricostruzioni, lo scorso 23 dicembre in ospedale sarebbero stati presenti tre 'Paragonix', i contenitori di ultima generazione per la conservazione degli organi. Non solo non vennero utilizzati perché il personale non era formato, ma l'equipe che si è occupata del prelievo non era neppure a conoscenza della loro esistenza. Per questo, sono diverse le inadempienze contestate dagli ispettori all'equipe napoletana. Risultanze che trovano riscontro anche nelle testimonianze raccolte dai Nas a Bolzano. A partire dall'ipotesi che il cuore destinato a Domenico possa essersi lesionato già in sala operatoria. Ma sarebbero emersi anche problemi di comunicazione, causati dalla lingua, tra l'equipe del Monaldi e quella di Innsbruck. E poi, eseguito l'espianto, il cuore sarebbe stato sistemato in un contenitore non sterile.