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Migranti, Mare Jonio sotto sequestro. Indagato il comandante: "Rifarei tutto", dice

5' di lettura

Pietro Marrone accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina: "Sono tranquillo, ho fatto il mio dovere. Avrei dovuto lasciarli morire? Rifarei tutto per salvare le persone". Il ministro Salvini: 'Il provvedimento di sequestro è un precedente storico" 

È stato convalidato il sequestro della nave Mare Jonio della ong Mediterranea Saving Humans, approdata ieri sera a Lampedusa dove sono sbarcati 48 dei 50 migranti soccorsi dall’imbarcazione lunedì (uno era stato fatto scendere in giornata per motivi di salute). Il comandante della nave Pietro Marrone è stato iscritto nel registro degli indagati dal procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella e il sostituto Cecilia Baravelli, che stanno coordinando l'inchiesta aperta per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Al comandante è contestato, oltre a quest'ultimo, il reato di rifiuto di obbedienza a nave da guerra previsto dall'articolo 1099 del codice della navigazione. "Sono tranquillo, ho fatto il mio dovere. Avrei dovuto lasciarli morire? Rifarei tutto per salvare le persone", ha detto Marrone prima di essere interrogato dai magistrati. Il suo legale afferma che "il comandante si è comportato in modo estremamente corretto, ha salvato vite umane, il favoreggiamento a mio giudizio non sta né in cielo né in terra".

Ascoltati equipaggio, migranti e ospiti della nave

A parte il comandante, sono stati sentiti anche il primo ufficiale e due ospiti della Jonio: un video-maker e un cronista di Repubblica, ai quali i finanzieri hanno chiesto i filmati girati nel momento del salvataggio in mare. Agenti della mobile di Agrigento, invece, hanno cominciato a raccogliere le testimonianze dei migranti che si trovano nel centro di accoglienza di contrada Imbriacola.

Mediterranea annuncia ricorso al sequestro

La ong Mediterranea ha fatto sapere che nei prossimi giorni farà ricorso. "Noi non godiamo di nessuna immunità, ma siamo certi di avere operato nel rispetto del diritto e felici di avere portato in salvo persone", ha scritto in un tweet l'organizzazione. Per l'armatore Beppe Caccia "il sequestro della nave è illegittimo" e "il comandante ha agito nella totale legalità e nel rispetto del diritto internazionale". Caccia ha spiegato: "Abbiamo fornito ai magistrati ogni elemento a nostra disposizione tra cui mail e filmati, siamo convinti che l'inchiesta della magistratura farà chiarezza. Presto la nave Jonio sarà libera, torneremo in mare a salvare vite umane".

Salvini: "Sequestro confermato, provvedimento storico"

Il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha invece commentato così la conferma del sequestro: "C'è stato finalmente il sequestro di un'imbarcazione. Il provvedimento è un precedente storico. Non posso fare il sequestro della nave se non sbarcano le persone. C'è stato il sequestro convalidato dalla procura che per me è storico perché non erano mie ipotesi che ci fossero illegalità".

Il racconto di un migrante: rimandato 5 volte in Libia

Intanto i migranti della Mare Jonio hanno passato la loro prima notte nel centro di accoglienza a Lampedusa. Uno di loro ha raccontato di aver tentato cinque volte di attraversare il Canale di Sicilia a bordo dei barconi ma di essere sempre stato rispedito in Libia. "Addosso porta i segni dei maltrattamenti subiti nei campi libici", hanno riferito i soccorritori. Le persone che erano a bordo sono state tutte identificate: la maggior parte, secondo quanto si apprende da fonti del Viminale, viene dalla Guinea (17, di cui 9 minori). A bordo anche persone del Senegal (14, di cui due minori), Nigeria (9), Gambia, (7, di cui due minori), Camerun (2, di cui un minore), Benin (1).

La vicenda della Mare Jonio

Lunedì la nave di Mediterranea Saving Humans ha soccorso in acque internazionali, a 42 miglia dalle coste libiche, 50 persone che si trovavano a bordo di un gommone in avaria che imbarcava acqua. Poi l’imbarcazione, guidata dal capo-missione Luca Casarini (CHI È), si è diretta a Sud di Lampedusa per mettersi a riparo dal maltempo: lì, a causa del divieto di sbarco, è rimasta fino alle 19 di martedì sera. La Mare Jonio è stata infatti al centro del dibattito per oltre 24 ore, con il ministro dell’Interno Matteo Salvini contrario allo sbarco della “nave dei centri sociali” ma che poi, nonostante i migranti siano scesi a Lampedusa, si è detto soddisfatto del sequestro: "Ora in Italia c'è un governo che difende i confini e fa rispettare le leggi, soprattutto ai trafficanti di uomini. Chi sbaglia paga".

Lo scontro sull’operazione della nave

Ma rimane aperto lo scontro tra il Viminale e Mediterranea, con Salvini che li accusa di avere violato la legge e auspica l'arresto dell'equipaggio, mentre Mediterranea ribatte sostenendo di avere rispettato il diritto internazionale e il codice di navigazione. "Abbiamo avvertito il Centro di coordinamento italiano prima di effettuare il soccorso dei migranti, poi ci siano diretti verso il porto più vicino, cioè Lampedusa perché Malta era più distante - sostiene la portavoce della Ong Alessandra Sciurba -. Con i libici abbiamo avuto solo due contatti, quando hanno assistito al nostro salvataggio e quando siamo ripartiti". Via radio con la motovedetta della Gdf, che gli intimava di fermarsi, il comandante della Jonio, Pietro Marrone, era stato netto: "Abbiamo persone che non stanno bene, devo portarle al sicuro e ci sono due metri di onda. Io non spengo nessun motore". Ma secondo il portavoce della Marina libica, l'ammiraglio Ayob Amr Ghasem, Mare Jonio avrebbe agito scorrettamente, prendendo contatto con loro solo dopo il salvataggio.

Data ultima modifica 20 marzo 2019 ore 21:33

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