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Caso Diciotti, Csm valuta pratica a tutela dei giudici di Catania

Cronaca

Secondo la maggioranza dei consiglieri togati, i magistrati che chiesero l'autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini sono stati vittime di "una violenta campagna denigratoria" dopo che il vicepremier elencò i loro nomi in una diretta Facebook

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La prima Commissione del Consiglio superiore della magistratura valuterà la pratica a tutela dei magistrati del Tribunale dei ministri di Catania che hanno chiesto l'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini, poi respinta lo scorso 19 febbraio dalla Giunta per le immunità del Senato. Secondo la maggioranza dei consiglieri togati i magistrati di Catania sono stati vittime di "una violenta campagna denigratoria", partita dopo una diretta Facebook in cui il leader della Lega elencava i nomi dei componenti del collegio. La richiesta, sottoscritta dai gruppi di Unicost, Area e Autonomia e Indipendenza, (gli unici a non firmare erano stati i consiglieri di Magistratura Indipendente), è stata trasmessa in Commissione dal Comitato di presidenza. E ora saranno i suoi sei componenti - quattro togati e i due laici Alessio Lanzi (Fi) e Filippo Donati (M5s) - a valutare se effettivamente c'è il rischio di una delegittimazione di quei giudici da richiedere l'intervento urgente del Csm.

"Campagna lesiva dopo diretta Facebook di Salvini"

Secondo i consiglieri che hanno promosso l'iniziativa, la campagna lesiva dell'immagine dei giudici sarebbe partita subito dopo la diretta Facebook in cui il ministro Salvini commentò il provvedimento che gli era stato notificato dal tribunale dei ministri di Catania, "facendo ripetutamente i nomi dei componenti del collegio". Proprio sul suo profilo vennero subito dopo postati da "un numero indiscriminato di soggetti" commenti "offensivi e denigratori nei confronti dei componenti del collegio" ed "espressamente minacciosi".

“Grave e violenta campagna denigratoria su organi di stampa”

"Ancora più grave", secondo i consiglieri, è stata la successiva "violenta campagna denigratoria" su organi di stampa e testate online, tale da indurre i lettori a credere che la decisione assunta dal tribunale dei ministri fosse stata adottata "non per ragioni giuridiche ma squisitamente politiche legate all'asserita connotazione ideologica dei magistrati". Una vicenda culminata con "la diffusione di notizie false sui componenti del tribunale" da parte di trasmissioni televisive di reti nazionali.

In esame altri episodi di attacchi ai magistrati

Difficile ipotizzare i tempi della decisione della Commissione. In questa settimana non sono previste riunioni e c'è anche la possibilità che la pratica venga accorpata ad un'altra già in trattazione. Anche questa riguarda altri episodi di attacchi ai magistrati, a cominciare dal caso del giudice di Avellino che ha assolto l'amministratore delegato di Autostrade nel processo sulla strage del bus e che per questo ha ricevuto "insulti e minacce".