Cori razzisti, la Figc: “Squadre fuori dal campo dopo due episodi”

Cronaca
Il difensore del Napoli Kalidou Koulibaly (Ansa)

Cambiano le regole: prima il provvedimento scattava al terzo caso di insulti. Lo stop definitivo alle partite però rimane di competenza del responsabile per l’ordine pubblico. Salvini ironizza: "Facciamo la scala Richter dei 'buu'? Dai, non facciamo ridere"

Il consiglio federale della Figc ha cambiato la procedura di sospensione temporanea delle partite in caso di cori razzisti. Non più tre, ma basteranno due episodi all’arbitro per mandare le squadre negli spogliatoi. In prima battuta, è chiamato a interrompere la gara e a radunare le squadre al centro del campo per invitare alla cessazione degli insulti. La sospensione definitiva delle partita, però, spetta sempre al responsabile per l’ordine pubblico. Una decisione su cui il ministro dell'Interno Matteo Salvini ironizza: "Facciamo la scala Richter dei 'buu'? Dai, non facciamo ridere". E sui "buu" della curva del Milan nella sfida di Coppa Italia contro il Napoli dice: "Ho guardato la partita senza volume".

I fatti di Inter-Napoli

La decisione della Figc arriva poco più di un mese dopo Inter-Napoli, incontro del campionato di Serie A, finito al centro delle cronache non solo per la morte dell’ultrà del Varese Daniele Belardinelli negli scontri prima del fischio d’inizio, ma anche per i cori razzisti all’indirizzo del difensore franco-senegalese degli azzurri Kalidou Koulibaly. Dopo quel match, proprio a causa dei "buu" rivolti al calciatore, con un provvedimento del giudice sportivo, San Siro è stato chiuso al pubblico per due partite, anche se in occasione della seconda gara (quella col Sassuolo dello scorso 19 gennaio) è stato concesso all’Inter di far accedere 10mila bambini allo stadio. In occasione di Inter-Lazio, quarti di finale di Coppa Italia, in programma giovedì 31 gennaio, resterà invece vietato ai tifosi il secondo anello verde, la Curva Nord solitamente occupata dagli ultrà nerazzurri.

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