Scontri Inter-Napoli, arrestato Marco Piovella. Indagato anche fondatore del gruppo Viking

Cronaca

La misura nei confronti del capo ultrà dell'Inter è stata disposta su richiesta della Digos. Il leader dei Viking Nino Ciccarelli è stato invece sentito ieri in questura. Ha già scontato 12 anni in carcere e nei suoi confronti è ancora in corso un Daspo di 5 anni

Il capo ultrà della curva dell'Inter Marco Piovella è stato arrestato nell'ambito dell'inchiesta sugli scontri del 26 dicembre prima della partita Inter-Napoli in cui è morto, investito da un'auto (VIDEO - FOTO), l'ultrà del Varese Daniele Belardinelli (CHI ERA). La misura è stata disposta su richiesta della Digos, della Questura e della procura di Milano sulla base degli elementi raccolti negli ultimi giorni di indagini e di interrogatori.

Indagato il fondatore del gruppo ultrà interista Viking

Tra gli indagati c'è anche uno storico esponente del tifo nerazzurro, Nino Ciccarelli. L'uomo è stato convocato ieri, 30 dicembre, dalla Digos ed è uscito in tarda serata dalla Questura di Milano. Ciccarelli, 49 anni, fondatore della tifoseria dei Viking nel 1984, ha alle spalle una serie di guai giudiziari con già 12 anni di carcere scontati e cinque anni di Daspo, misura ancora in corso. Venne coinvolto anche negli scontri ad Ascoli nei quali nel 1988 morì il tifoso Nazareno Filippini, omicidio per il quale venne prima arrestato ma poi prosciolto.

Restano in carcere i 3 ultras arrestati. Gip: "Pericolo rappresaglie"

Ieri il gip di Milano, Guido Salvini, ha convalidato l'arresto di Francesco Baj (31 anni), Simone Tira (31 anni) e Luca Da Ros (21 anni), i tre tifosi interisti accusati di rissa aggravata e altri reati per gli scontri. Il giudice ha valutato che ci fosse pericolo di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato, confermando la misura interdittiva in carcere. Il 21enne Luca Da Ros, il più giovane dei tre, è ritenuto dai magistrati quello più disponibile "a ricostruire i fatti" e consapevole "della gravità di quanto avvenuto". Il gip Salvini ha parlato di "un'azione di stile militare preordinata" e ha sottolineato il pericolo di rappresaglie, poiché quanto avvenuto a Milano "ha avuto grande risonanza ed è quindi idoneo a scatenare anche azioni simili".

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