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Scontri Inter-Napoli, rimangono in carcere i 3 ultras arrestati. Gip: "Azione militare"

4' di lettura

Il giudice ha confermato la misura cautelare nei confronti dei 3 tifosi accusati di rissa aggravata. Intanto il leader della Curva Nord, accusato da uno degli arrestati di essere l’organizzatore dell'agguato, ha fornito la sua versione in Questura ma resta in libertà

Continuano le indagini e gli interrogatori sugli scontri prima della partita tra Inter e Napoli del 26 dicembre nei quali è morto, investito da un'auto (VIDEO - FOTO), l’ultras del Varese Daniele Belardinelli (CHI ERA). Il gip di Milano, Guido Salvini, ha convalidato l'arresto di Francesco Baj (31 anni), Simone Tira (31 anni) e Luca Da Ros (21 anni), i tre tifosi interisti accusati di rissa aggravata e altri reati per gli scontri. Il giudice ha valutato che ci fosse pericolo di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato, confermando la misura interdittiva in carcere. Il più giovane dei tre, il 21enne Luca Da Ros, è l'unico "che nel corso dell'interrogatorio ha mostrato una assai maggiore disponibilità a ricostruire i fatti e consapevolezza della gravità di quanto avvenuto”. È stato lui a indicare il nome di Marco Piovella, un capo ultras della curva Nord interista, come l’organizzatore dell’attacco ai tifosi partenopei. Piovella, detto il Rosso, si è presentato in Questura e ha fornito la sua versione: resta in libertà.

Gip: azione in stile militare

Gli incidenti del 26 dicembre tra interisti e napoletani sono stati "un'azione in stile militare, preordinata e avvenuta a distanza" dallo stadio e un "agguato" ai napoletani "che erano giunti a Milano e stavano transitando in una via ancora lontana dalla sede dell'incontro sportivo", ha scritto il gip nel provvedimento, con cui ordina il carcere per tre interisti. Agli scontri "hanno inoltre partecipato" diversi ultrà "provenienti da Varese e da Nizza, tra i 10 e i 15, dove c'è una squadra "gemellata". Nel documento del gip si legge anche che nessuno degli indagati per gli scontri "sembra aver assistito direttamente al momento in cui Belardinelli è stato travolto da una vettura che, sorpassando a sinistra alcuni furgoncini della colonna napoletana, ha investito il giovane più o meno al centro della platea stradale di via Novara". Proprio all'autista del mezzo si è rivolto Vincenzo Belardinelli, il padre di Daniele, invitandolo a costituirsi prima che lo trovi la polizia.

La dinamica secondo il gip

Secondo il gip, la dinamica dell’attacco è questa: "Gli appartenenti ai più importanti gruppi ultras legati all’Inter si erano concentrati presso un pub". Qui i capi della curva hanno indicato dove andare. Alcune auto hanno caricato ciascuna quattro o cinque ultras per portarli al parco del Fanciullo dove hanno trovato le armi (un sacco pieno di bastoni) da usare. "Si sono quindi appostati lungo il muraglione posto all'angolo tra via fratelli Zoia e via Novara e ad un segnale convenuto che segnalava l'arrivo della colonna dei furgoncini dei tifosi del Napoli hanno mosso l'attacco". 

Gip: pericolo episodi rappresaglia

Secondo il gip Guido Salvini, "dal punto di vista della prevenzione generale", quanto avvenuto a Milano "ha avuto grande risonanza ed è quindi idoneo a scatenare azioni simili e anche episodi di rappresaglia, e di conseguenza si pone a un livello molto elevato di gravità ben superiore a quello di una comune rissa e cioè del reato in cui l'episodio è necessariamente inquadrato".

Libero il capo ultras

Ieri dopo che è stato fatto il nome di Piovella, uno dei leader della Curva interista, indicato come uno degli organizzatori dell'assalto, l’avvocato di Da Ros, che già aveva difeso il capo ultras in passato, ha dovuto rinunciare al mandato ed è andato con lui in questura per raccontare la sua versione: "Il mio assistito ha ammesso di aver preso parte agli scontri ma ha declinato responsabilità sull'organizzazione", ha spiegato il legale. L’uomo è quindi stato iscritto nel registro degli indagati ma è rimasto in libertà.

Pm: è stato un combattimento

Gli altri due arrestati hanno invece preferito avvalersi della facoltà di non rispondere, ma hanno fatto dichiarazioni spontanee: "C'eravamo ma nessun contatto con i napoletani". Dagli interrogatori e dalle indagini emerge un quadro quasi militare di quello che il pm ha definito un "combattimento" tra interisti e napoletani, che sono scesi dai van presi d’assalto e hanno reagito. Bastoni, mazze, spranghe e tutto l'arsenale utilizzato dagli ultras dell'Inter, ma anche di Varese e Nizza, si trovavano già sul posto quando gli oltre cento assalitori sono arrivati al punto in cui era stato deciso l'agguato. Ancora da chiarire anche i dettagli sul mezzo che ha investito Belardinelli: secondo uno degli arrestati, il veicolo non faceva parte di quelli dei tifosi napoletani.

Data ultima modifica 30 dicembre 2018 ore 18:53

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