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Incendio Roma: la storia del Tmb Salario, l'impianto al centro delle polemiche

3' di lettura

Da tempo gli abitanti delle zone vicino a via Salaria 981 protestano per i cattivi odori. Le critiche alla struttura sono aumentate dopo una relazione di bocciatura dell'Arpa del Lazio: ”Vi sono evidenze che produca rifiuti con caratteristiche di putrescibilità”

L'impianto di trattamento rifiuti, il Tmb Salario, che ha preso fuoco nella notte tra il 10 e l'11 dicembre, è da tempo al centro delle polemiche e delle proteste degli abitanti delle zone circostanti, soprattutto per i cattivi odori che hanno provocato vari malesseri ai cittadini del quadrante Trieste Salario. La bocciatura alla struttura è arrivata anche dall’Arpa del Lazio, che in una relazione riporta che "vi sono evidenze che l'impianto produce rifiuti che presentano ancora caratteristiche di putrescibilità”. Immediata è arrivata la presa di posizione del presidente del III Municipio Giovanni Caudo: ”Il Tmb è una discarica a 150 metri da un asilo e va chiuso”. Pochi giorni fa il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, aveva dichiarato in un’intervista: “Il Tmb là non si può lasciare nelle condizioni attuali”.

Aria irrespirabile, gola e occhi che bruciano

Da anni i residenti del quadrante Trieste Salario denunciano malesseri a causa dell’aria irrespirabile come gola, occhi e narici che bruciano fino a provocare nausea. Proprio domenica, gli abitanti di Villa Spada, Fidene, Serpentara e Colle Salario erano tornati a denunciare pubblicamente in piazza Sempione, a Montesacro, la situazione dei vari quartieri dopo aver raccolto 30 testimonianze, anche in video, poi consegnate ai pm che indagano sull’impianto. Per i cittadini il centro andrebbe fermato perché è "un'emergenza nazionale”.

Come funziona l’impianto per il trattamento meccanico biologico dei rifiuti

La struttura di via Salaria 981, come si legge in una scheda dell’Ama, ha lo scopo di separare “la frazione secca, ad elevato potere calorifico, dei rifiuti indifferenziati da quella umida”. La prima viene trasformata in Cdr (combustibile derivato dai rifiuti, destinato agli impianti di termovalorizzazione), mentre la parte umida viene invece trattata "per essere trasformata in frazione organica stabilizzata (FOS), un materiale organico igienizzato utilizzato prevalentemente nelle attività di copertura delle discariche”.

La bocciatura dell’Arpa

La lettura del rapporto dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale riporta come il Tmb, in realtà, funzioni sempre più come una discarica. "Si è accertato - scrive l'Arpa - che il rifiuto derivante dal trattamento di stabilizzazione svolto non ha le caratteristiche di una Fos (frazione organica stabilizzata) e presenta elevate caratteristiche di putrescibilità”, una certificazione dei cattivi odori. Nell’impianto ci sarebbero anche fosse di ricezione sovraccariche con "cumuli di rifiuti stoccati in parte superiori all'altezza del piano di scarico”; quantità di Cdr, combustibile da rifiuto, prodotto inferiore al previsto; aumento delle "emissioni odorigene", sia “per l'aumento dei tempi di stoccaggio" sia "per i ridotti spazi di manovra che non consentono la rapida entrata ed uscita dei mezzi di trasporto"; livello di operatività insufficiente. Per questi motivi l’Arpa ha dato parere "negativo" al rinnovo dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia).

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