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Regeni, indagati 7 agenti dei servizi egiziani. Camera, stop rapporti con Parlamento Cairo

3' di lettura

La Procura di Roma formalizza l'iscrizione nel registro degli indagati: l'ipotesi di reato è di sequestro di persona. Intanto il presidente di Montecitorio Roberto Fico annuncia l'interruzione delle relazioni diplomatiche fino a una svolta "vera" nelle indagini

Sviluppi importanti sul caso della morte di Giulio Regeni (CHI ERA), sia sul fronte giudiziario che su quello politico. Dopo l'incontro al Cairo tra gli inquirenti italiani e quelli egiziani, la Procura di Roma procederà a iscrivere nel registro degli indagati sette agenti dei servizi segreti egiziani. Nei loro confronti i pm contestano il reato di sequestro di persona. L'iscrizione formale verrà fatta dal pm Sergio Colaiocco nei primi giorni della prossima settimana. Intanto, il presidente della Camera Roberto Fico annuncia ufficialmente “con grande rammarico” che Montecitorio “sospenderà ogni tipo di relazione diplomatica con il Parlamento egiziano, fino a quando non ci sarà una svolta vera nelle indagini e un processo che sia risolutivo". Interviene anche la Farnesina: "richiameremo l'Egitto a rinnovare con determinazione l'impegno di raggiungere risultati concreti".

Regeni era pedinato e controllato

Il coinvolgimento dei sette agenti indagati è legato anche all'analisi dei tabulati telefonici da cui risulta che il giovane ricercatore italiano era pedinato e controllato almeno fino al 25 gennaio del 2016, giorno della sua scomparsa. I risultati dell'attività di indagine svolta da Ros e Sco sono noti alle autorità egiziane da almeno un anno in quanto presenti nella informativa messa a disposizione nel dicembre dello scorso anno dalla magistratura romana.

Fico: “Atto coraggioso della Procura di Roma”

Il presidente della Camera Fico ha comunicato la decisione di interrompere i rapporti parlamentari con l'Egitto oggi alla riunione dei capigruppo di Montecitorio. Tutti i gruppi parlamentari hanno aderito alla proposta. Fico definisce un "atto giusto, forte e coraggioso" la decisione della Procura di Roma di iscrizione nel registro degli indagati degli agenti della sicurezza nazionale egiziana. "Direi - continua - anche un atto dovuto. Visto che la Procura del Cairo non procede, è giusto lo faccia la Procura di Roma", afferma il presidente della Camera che alla domanda sull'auspicata collaborazione con le autorità egiziane per arrivare alla verità ricorda: "A settembre sono andato al Cairo. Avevo detto sia al presidente Al Sisi sia al presidente del Parlamento egiziano che eravamo in una situazione di stallo: avevo avuto delle rassicurazioni. Ma ad oggi non è arrivata nessuna svolta".

La Farnesina richiamerà Egitto "a rinnovare il suo impegno"

Sul caso arriva anche il richiamo della Farnesina: "La ricerca della verità sulla barbara uccisione di Giulio Regeni resta prioritaria nel quadro dei rapporti dell'Italia con l'Egitto", afferma il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, "nella consapevolezza della forte richiesta di giustizia che proviene da familiari, istituzioni e italiani". La Farnesina, riferisce una nota, "farà i passi necessari per richiamare le autorità egiziane a rinnovare con determinazione l'impegno, piu' volte espresso, anche al massimo livello, di raggiungere risultati concreti e significativi".

Data ultima modifica 29 novembre 2018 ore 19:33

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