Dissesto idrogeologico e abusivismo edilizio: l'inchiesta di Sky TG24

Cronaca

Chiara Piotto

Torrenti asfaltati o edificati, case costruite in zone ad alto rischio frana, da anni Sky TG24 denuncia casi di abusivismo edilizio e mancata prevenzione che mettono a rischio la vita di migliaia di cittadini. VIDEO

Inondazioni, frane, crolli. E’ in occasione di disastri come quello in corso in Sicilia, che in Italia si torna a parlare di rischio idrogeologico (la mappa). Questo nonostante oltre 7 milioni di italiani risiedano ogni giorno in “territori ad alta vulnerabilità”, come certifica l’ultimo report dell’Ispra. E nonostante il problema non solo non diminuisca negli anni, ma si intensifichi.

Molti abusi, poche demolizioni

Anche il rapporto “Ecosistema a rischio 2017” di Legambiente aveva lanciato l’allarme, ritraendo l’Italia come un Paese “incurante dell'eccessivo consumo di suolo e del problema del dissesto idrogeologico, mentre i cambiamenti climatici amplificano gli effetti di frane e alluvioni". Un dossier che mirava a riaccendere i riflettori sui tanti edifici di nuova costruzione situati in zone pericolose o direttamente sopra fiumi e torrenti. Ben il 9% delle amministrazioni, infatti, ha dichiarato di aver "tombato" tratti di corsi d'acqua sul proprio territorio. E soltanto il 4% ha delocalizzato le abitazioni costruite in aree a rischio.

Boccadifalco a Palermo, case costruite nel canale

Proprio ad alcuni casi estremi di abusi edilizi e mancata messa in sicurezza dei torrenti Sky TG24 ha dedicato alcune puntate dello speciale “Dissesto doloso” (l'inchiesta integrale: il video). Esemplare il caso di Boccadifalco, un quartiere di Palermo costruito all’interno e lungo le sponde dell’alveo di un torrente. Già a ottobre 2017 l’inviato Laura Ceccherini aveva intervistato i cittadini residenti nel canale, spesso ostruito – oltre che dalle abitazioni – da montagne di rifiuti, con un forte rischio “tappo” in caso di forti piogge.

Scilla, un torrente asfaltato diventato strada

Altro caso emblematico a Scilla, in Calabria, una delle Regioni più a rischio idrogeologico e più interessata dai casi di abusivismo edilizio (con appena il 6% di ordinanze di demolizione eseguite). L’inviato Manuela Iatì aveva raccontato la storia di un corso d’acqua asfaltato e trasformato in una via di Scilla, provincia di Reggio Calabria, una strada statale che a ogni pioggia frana e si allaga. “Quello che per la natura è un torrente, l’uomo l’ha fatto diventare una strada”, aveva detto il responsabile della protezione civile regionale mostrando il percorso dell’acqua, ora completamente asfaltato, sottolineando come “gli argini siano scomparsi completamente, per far spazio alla strada e alle case da entrambi i lati”. Anche lì quindi una pentola a pressione pronta a esplodere.

Campi flegrei, mezzo milione di abitanti a rischio

Critica la situazione anche sul  Vesuvio, alle cui pendici vive circa mezzo milione di persone, e nei campi Flegrei. A ottobre 2016 il nostro inviato Tonia Cartolano aveva sorvolato in elicottero le tante abitazioni abusive, costruite persino dentro le caldere. In tanti, dagli anni ’70 in poi, hanno edificato in attesa di un condono edilizio che li avrebbe messi in regola, condono mai arrivato per ragioni di sicurezza. Il risultato è che centinaia di migliaia di residenti continuano a vivere in piena zona rossa. Un po’ inconsapevoli dei rischi, un po’ determinati a ignorarli.

Emergenza Seveso, il cantiere fantasma di Senago

Inadempienze e ritardi, non solo nel Sud Italia. A distanza di dodici mesi dal primo reportage, l’inviato Carlo Imbimbo è tornato lungo le sponde del fiume Seveso, a Milano, per documentare lo stato del cantiere di Senago, dove dovrebbero essere costruite due vasche anti-esondazione. A settembre 2017 i lavori erano fermi, ma il 28 ottobre i primi interventi erano stati ufficialmente avviati (Le foto a 360° dei lavori sul Seveso). Peccato che a novembre 2018, a un anno di distanza, non è rimasta alcuna traccia dei primi lavori compiuti: la vasta area interessata è stata abbandonata, senza ruspe o scavi. Eppure nel 2014 le vasche erano state considerate “un’opera improrogabile”, quando erano state annunciate dopo che l’esondazione del Seveso aveva messo in ginocchio la città.

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