Caso Cucchi, il generale Nistri: "È ora di accertare tutte le cause"

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“Non è violenza di Stato ma di alcuni appartenenti dello Stato”: Nistri interviene dopo la confessione del carabiniere Tedesco, che ha accusato due colleghi del pestaggio. Salvini: "Si processa con legge, non in altri modi". Conte: chi ha sbagliato dovrà pagare

Sul caso Cucchi "forse si è aperto uno spiraglio di luce". A dirlo è il comandante generale dell’Arma dei carabinieri Giovanni Nistri, in un’intervista a Radio Capital. Il riferimento è alla decisione di Francesco Tedesco di accusare i due colleghi Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro per il pestaggio del geometra romano morto nove anni fa. "Mi sembra che sia la prima volta che un militare di quelli presenti quella sera ha riferito la sua verità, che ora dovrà passare al vaglio dell'autorità giudiziaria, ma noi siamo al fianco dell'autorità giudiziaria, perché è ora che siano accertate tutte le cause e le dinamiche di quanto successe quella sera", ha aggiunto Nistri, che si è detto pronto a incontrare nuovamente Ilaria Cucchi, sorella di Stefano. Intanto l’avvocato della famiglia Cucchi, Fabio Anselmo, ha fatto sapere che il generale Vittorio Tomasone "sarà ascoltato in aula entro gennaio su nostra richiesta". Tomasone, attuale comandante interregionale di Napoli, era comandante provinciale dei carabinieri di Roma all'epoca dei fatti.

Le parole di Salvini e Conte

Sulla vicenda interviene anche il ministro dell'Interno Salvini: "Chiunque venga arrestato deve essere processato rispettando la legge e non con altre maniere", ha detto il vicepremier. "Le porte del ministero degli Interni sono aperte alla famiglia Cucchi e a 60 milioni di italiani per bene. Se qualcuno invece preferisce fare polemiche e attaccare un ministro e centinaia di agenti sono sue scelte". Il premier Giuseppe Conte ha invece detto che "chi ha sbagliato dovrà pagare, perché ovviamente indossava la divisa dello Stato e rappresentava lo Stato, quindi la cosa è ancora più grave. Dobbiamo accertare le responsabilità individuali, non possiamo scaricare le responsabilità sull'intero corpo dei carabinieri e delle forze dell'ordine in generale, che tutti i giorni si impegnano per tutelare le nostre vite, la nostra incolumità, la nostra sicurezza".

Nistri: "Pronti a destituzione, ma non è violenza di Stato"

Nella sua intervista sul caso Cucchi, il generale Nistri ha spiegato le possibili decisioni future dell’Arma dei carabinieri. "Quei carabinieri sono stati sospesi e nel momento in cui saranno accertate le responsabilità, l'Arma prenderà le decisioni che le competono", fino alla "destituzione: non guarderemo in faccia a nessuno", ha detto. Nistri ha sottolineato però che parlare di "violenza di Stato è una sintesi giornalistica, ma non si tratta di una violenza dello Stato ma di alcuni appartenenti dello Stato: lo Stato non può essere chiamato come responsabile della irresponsabilità di qualcuno".

"Pronto a incontrare nuovamente Ilaria"

Nistri ha espresso "solidarietà e vicinanza umana" alla famiglia Cucchi. "L'Arma si scusa sempre quando alcuni dei suoi componenti sbagliano e viene accertato che vengono meno al proprio dovere. Ci sono episodi esecrabili per i quali l'Arma si deve scusare, non come istituzione, ma perché alcuni suoi componenti infedeli sono venuti meno al proprio dovere anche nei confronti dell'Arma stessa". "Ho già avuto modo di vedere Ilaria Cucchi e il suo avvocato in un'altra occasione - ha aggiunto, rispondendo alla domanda se incontrerà la sorella di Stefano - e non ho alcun motivo per non incontrarla di nuovo, qualora ritenga opportuno un nuovo incontro".

I processi del caso Cucchi

Per la morte di Stefano Cucchi, avvenuta il 22 ottobre 2009 all’ospedale Pertini, vengono inizialmente rinviati a giudizio sei medici, tre infermieri e tre agenti della penitenziaria e l'ipotesi dell’accusa è che il geometra sia stato “pestato” nelle celle del tribunale e in ospedale sia stato lasciato morire di fame e sete. Nel processo di primo grado, però, i giudici arrivano a un'ipotesi diversa: nessun pestaggio, ma morte per "malnutrizione". Nella sentenza di primo grado gli unici condannati, per omicidio colposo, sono i medici dell’ospedale Pertini. Ma il 31 ottobre 2014 i giudici d’appello ribaltano la sentenza e assolvono tutti gli imputati per insufficienza di prove. La sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, fa ricorso in Cassazione e la Suprema Corte decide la parziale cancellazione di questa sentenza ordinando un processo di appello-bis per omicidio colposo per i medici. Confermate invece le assoluzioni per i tre agenti di polizia penitenziaria e i tre infermieri del Pertini. L’appello-bis termina con una nuova assoluzione per i dottori, annullata poi nel 2017 dalla Cassazione: il reato, però, finisce in prescrizione. Nel 2015 parte un’inchiesta-bis che due anni dopo porta al rinvio a giudizio dei tre carabinieri che hanno arrestato Cucchi, per omicidio preterintenzionale, e di altri due militari, per calunnia e falso. Il primo che inizia a sgretolare il muro che si è costruito intorno alla vicenda è l’appuntato scelto dei carabinieri Riccardo Casamassima, che accusa i colleghi del pestaggio. Infine, l’11 ottobre 2018, la svolta con la conferma di Francesco Tedesco.

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Data ultima modifica 13 ottobre 2018 ore 19:27

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