Sardegna, decadenza della governatrice Todde: sentenza Corte d’Appello entro 30 giorni
CronacaEntro un mese, ma forse anche prima, si conoscerà la decisione della Corte d'Appello di Cagliari sul ricorso presentato dalla presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde contro l'ordinanza-ingiunzione di decadenza emanata ai primi di gennaio 2025 dal collegio di garanzia elettorale per irregolarità nella rendicontazione delle spese elettorali. Oggi l’ultima udienza è durata poco più di un'ora, poi il collegio si è ritirato per decidere
Oggi, 27 febbraio, c'è stata l’ultima udienza presso la Corte d'appello di Cagliari sulla decadenza della presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde. Al termine dell'udienza, durata poco più di un'ora con gli interventi degli avvocati, il collegio presieduto da Emanuela Cugusi si è ritirato per decidere. La Corte d'appello di Cagliari deve esprimersi sul ricorso presentato da Todde contro l'ordinanza- ingiunzione di decadenza emanata ai primi di gennaio 2025 dal Collegio di garanzia elettorale per irregolarità nella rendicontazione delle spese elettorali. La decisione della Corte si conoscerà al massimo entro un mese, ma potrebbe arrivare prima. Lo scorso novembre il collegio della prima sezione della Corte aveva rinviato il procedimento a oggi, precisando che il "giudizio è maturo per la decisione di merito" su tutti i ricorsi.
Il caso della decadenza di Todde
Alessandra Todde è stata eletta governatrice della Sardegna nel marzo del 2024. Pochi mesi dopo il Collegio regionale di garanzia elettorale presso la Corte d'appello di Cagliari ha contestato alla presidente gravi irregolarità nel rendiconto delle spese elettorali del 2024, imponendo al presidente del Consiglio regionale Piero Comandini di avviare la procedura per dichiarare la decadenza di Todde dalla carica. A ottobre del 2025 però la Corte costituzionale ha deciso che la richiesta di decadenza formulata dal Collegio regionale di garanzia elettorale non era legittima: secondo i giudici "il Collegio ha esorbitato dai propri poteri pronunciandosi sulla decadenza della presidente della Regione Sardegna in ipotesi non previste dalla legge come cause di ineleggibilità”.
Su cosa deve decidere la Corte
Nel corso dell’udienza dello scorso novembre, che era la seconda del procedimento, la Procura generale - cui era stata trasmessa l'ordinanza del collegio di garanzia e che aveva aperto un'inchiesta - ha chiesto che dal procedimento venga eliminato il punto sulla decadenza, confermando invece la sanzione pecuniaria, da stabilire. Ci sarà inoltre anche la decisione sulla ammissibilità dell'avvocato Riccardo Fercia come legale del collegio di garanzia. Fercia era stato revocato, ma ha continuato ad assolvere il suo ruolo depositando anche una memoria. Oggi il docente universitario ha ribadito di essere l'avvocato del collegio di garanzia in perpetuatio. Alla tesi si sono fermamente opposti i legali della governatrice.
L’udienza di oggi
Nell’udienza di oggi, in particolare, i legali del pool della governatrice hanno insistito sulla sentenza della Corte Costituzionale che ha di fatto "chiuso il caso". "Le due sentenze della Corte Costituzionale hanno fatto chiarezza sulla illegittimità dell'estensione del provvedimento della sentenza del tribunale, quindi dell'allargamento a contestare una fattispecie che il Collegio di Garanzia aveva espressamente escluso dalla contestazione”, ha detto l'avvocato Giuseppe Macciotta. “Quindi – ha aggiunto – il tema della decadenza per mancato deposito del rendiconto è stato introdotto dal tribunale, a nostro sommesso avviso, totalmente ingiustamente. E la Corte ha ricondotto il tutto nel perimetro di correttezza. La parte dell'ordinanza che parla di decadenza è illegittima perché ha sottratto ai poteri di quell'organo, la possibilità di dichiarare la decadenza". Di diverso avviso l'avvocato e docente universitario Riccardo Fercia, revocato dal collegio di garanzia quale rappresentante nella causa ma mai sostituito con un altro legale: "La Corte Costituzionale non ha determinato alcuna ipotesi di cessazione della materia del contendere perché ha semplicemente proceduto a una riformulazione della motivazione dell'ordinanza confermandola". Fercia non ha fatto "profezie" sulle decisioni della corte, ma "da professore universitario sono scientificamente convinto che la sentenza di primo grado vada confermata".