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Uva, Cucchi, Aldrovandi: tra processi e polemiche

5' di lettura

Vicende al centro di travagliati iter giudiziari e di battaglie legali portati avanti dalle famiglie delle vittime. Ecco le più note

Da Giuseppe Uva a Stefano Cucchi. Da Federico Aldrovandi a Riccardo Magherini. Casi di morti violente di persone arrestate, tenute in custodia o detenute dalle forze dell’ordine, vicende finite al vaglio della magistratura che spesso hanno dato il via a lunghi processi, con le famiglie che chiedono giustizia e hanno dato vita a battaglie giudiziarie. L’ultima sentenza è quella che assolve due carabinieri e sei agenti per la morte di Giuseppe Uva, operaio 43enne deceduto dopo essere stato fermato, ubriaco, dai militari.

Stefano Cucchi, il caso è ancora aperto

La morte di Stefano Cucchi, il geometra romano morto all’Ospedale Pertini il 22 ottobre del 2009 sei giorni dopo essere stato arrestato per droga, resta il caso più noto. La vicenda è stata oggetto di un lungo iter giudiziario che non è ancora arrivato alla sua conclusione, anche per l’avvio di un’inchiesta bis aperta dalla Procura di Roma e chiusa nel luglio 2017 con il rinvio a giudizio per i tre carabinieri che arrestarono Cucchi. Ai militari è stata contestata l'accusa di omicidio preterintenzionale e abuso di autorità: i tre sono ritenuti responsabili del pestaggio del giovane geometra. Per altri due carabinieri sono ipotizzati i reati di calunnia e di falso. Nel 2013 la sentenza di primo grado aveva assolto tre agenti di polizia penitenziaria che avevano tenuto Cucchi in custodia nel tribunale di Roma prima dell'udienza di convalida dell’arresto. I giudici avevano invece condannato sei medici dell’ospedale Pertini, dove Cucchi era stato portato durante la custodia per le sue condizioni di salute, per omicidio colposo. La sentenza d’appello dell’ottobre 2014 assolve però tutti gli imputati per insufficienza di prove. La sorella di Stefano, Ilaria, che si è fatta carico di tutto il lungo iter chiedendo giustizia per il fratello, annuncia ricorso in Cassazione e quest’ultima dispone il parziale annullamento della sentenza di appello ordinando un nuovo processo per cinque dei sei medici.

L’appello-bis e il nuovo processo

Nell’appello-bis, i cinque dottori vengono assolti perché “il fatto non sussiste”. Vengono definitivamente assolti anche tre agenti della polizia penitenziaria, tre infermieri e un sesto medico. Intanto però, su richiesta dei familiari di Cucchi, nel settembre 2015 la Procura di Roma riapre un fascicolo d'indagine, rivolto in particolare ai carabinieri presenti nelle due caserme dove è avvenuta l'identificazione e la custodia del giovane. Alla chiusura delle indagini, tre carabinieri vengono rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio preterintenzionale, perché ritenuti gli autori del pestaggio subito da Stefano Cucchi.

Giuseppe Uva

Giuseppe Uva, operaio di 43 anni, muore nel giugno 2008 dopo essere stato fermato da due carabinieri mentre, ubriaco, stava spostando delle transenne dal centro di Varese. Viene portato in caserma e poi spostato con trattamento sanitario obbligatorio all'ospedale di Circolo di Varese. Lì muore la mattina successiva per arresto cardiaco. Secondo l’accusa del processo, la “costrizione fisica” a cui era stato sottoposto Uva quella notte, insieme alle “lievissime lesioni riscontrate sul suo corpo”, gli avrebbe provocato quella “tempesta emotiva” in seguito alla quale si sarebbe scatenato “l’evento aritmico” e da lì la morte. La sentenza d’appello a carico di due carabinieri e sei agenti della polizia ha confermato il verdetto di primo grado, assolvendo gli imputati. Le accuse erano di omicidio preterintenzionale e sequestro di persona. Resta quindi senza colpevoli, al momento, la morte di Giuseppe Uva. La Procura aveva chiesto di condannare a 13 anni i due carabinieri e a 10 anni e 6 mesi sei agenti.

Federico Aldrovandi

Altro caso tristemente celebre è quello di Federico Aldrovandi, studente 18enne morto a Ferrara la notte del 25 settembre 2005. Quattro agenti, tre uomini e una donna, fermano il ragazzo di ritorno da una notte di divertimento a Bologna. Secondo la polizia si trova in stato confusionale, reagisce violentemente e viene ammanettato. Federico Aldrovandi muore sul selciato vicino all’ippodromo di Ferrara per essere stato soffocato dallo schiacciamento del torace dovuto al peso dei poliziotti saliti sul suo corpo per immobilizzarlo. La vicenda assume particolare rilievo mediatico qualche mese più tardi, dopo che la madre di Federico, Patrizia Moretti, apre un blog per raccontare la storia. Dopo le sentenze di primo e secondo grado, il 6 luglio 2009 la Cassazione condanna a tre anni e sei mesi i quattro agenti per eccesso colposo in omicidio colposo, ma la pena è stata ridotta drasticamente a sei mesi per via dell'indulto. La pena residua è stata scontata dai quattro in carcere perché, secondo il Tribunale di sorveglianza, non avevano mostrato “alcun segno di ravvedimento”. Tre dei quattro poliziotti sono ritornati in servizio nel gennaio 2014.

Riccardo Magherini

Riccardo Magherini muore a 40 anni nella notte tra il 2 e il 3 marzo del 2014, nel quartiere di Firenze di Borgo San Frediano. Quella sera era stato a cena con degli amici. Viene visto in stato confusionale per le strade del quartiere: teme di essere inseguito, prende il cellulare a una persona, rompe due vetrine. Vengono allertati i carabinieri. I militari lo immobilizzano, lo ammanettano, e poi chiamano un’ambulanza. Magherini viene rianimato a lungo in strada, poi portato in ospedale dove viene ufficialmente dichiarato il decesso. I familiari non credono alla versione ufficiale della morte per cause naturali. Per loro e i legali che li assistono il decesso è stato causato dalle percosse e dallo schiacciamento causati dai militari che lo tenevano fermo sull'asfalto. Nell’ottobre del 2017 la corte d’Appello di Firenze conferma le condanne per tre carabinieri con l’accusa di omicidio colposo a pene tra i 7 e gli 8 mesi. Restano assolte le due volontarie della Croce Rossa, imputate ma considerate innocenti anche in primo grado.

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