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Storia di Farah: costretta all'aborto in Pakistan, è tornata in Italia

La giovane Farah in una foto diffusa su Twitter dalla Farnesina (Ansa)
3' di lettura

La giovane, residente a Verona, è stata attirata nel Paese d’origine e costretta a interrompere la gravidanza dai genitori: aspettava un figlio da un coetaneo. Liberata e ospitata in ambasciata a Islamabad, è stata riportata in un luogo sicuro in Italia

Attirata con l’inganno in Pakistan, segregata e costretta ad abortire. Poi liberata, ospitata in un luogo sicuro e infine tornata in Italia. Si è concluso dopo una settimana il dramma di Farah, la giovane studentessa pakistana, residente a Verona e incinta di un coetaneo, a cui i genitori hanno imposto di interrompere la gravidanza. Ecco le principali tappe della vicenda:

Attirata nel Paese d'origine per abortire

Il caso è emerso nel quotidiano locale veronese L'Arena, che ha raccontato la storia della studentessa 19enne, rimasta incinta del suo fidanzato, un compagno di scuola, anche lui di origine pakistana e adottato da una famiglia veronese. La gravidanza non è stata accettata dalla famiglia di lei. Così i genitori della ragazza, usando come scusa il matrimonio del fratello in Pakistan, l’hanno convinta a tornare nel Paese d’origine dove è stata costretta ad abortire dopo essere rimasta "legata per otto ore" prima di subire l’intervento, come ha scritto la stessa Farah in un messaggio a una compagna di scuola. La giovane ha infatti chiesto aiuto via WhatsApp descrivendo alle amiche italiane il luogo dove era tenuta segregata, sorvegliata dalla madre e dalla sorella. A questo punto sono iniziate le immediate indagini della polizia, attivate dalla rete scolastica che ha allertato la Digos scaligera, il consolato pakistano in Italia e la Farnesina.

Un passato di maltrattamenti

Dalle prime ricostruzioni degli investigatori è emerso che il padre della giovane, proprietario di un negozio a Verona, sarebbe stato stato denunciato in passato per maltrattamenti. Lo scorso settembre la ragazza si era rivolta ai servizi sociali del Comune, che per qualche tempo l’avrebbero ospitata in una struttura protetta nell'ambito di un progetto contro le violenze di genere. Il 9 gennaio, però, la ragazza ha lasciato la casa di accoglienza dicendo di essersi riconciliata con i parenti e poi è partita per il Pakistan.

La liberazione di Farah

Anche grazie alle indicazioni di Farah, il 18 maggio la ragazza è stata rintracciata, liberata e portata in una “situazione protetta”, come ha comunicato il ministro degli Esteri Angelino Alfano attraverso un tweet dell'account ufficiale della Farnesina. La giovane è stata portata al sicuro a Lahore e poi trasferita a Islamabad dove è stata presa in consegna dalle autorità diplomatiche italiane. Nei giorni successivi è rimasta nella residenza dell'ambasciatore italiano nella capitale pakistana.

Il ritorno in Italia

Il passaporto di Farah è stato "probabilmente distrutto", ha comunicato l’ambasciata italiana, che le ha quindi rilasciato un documento provvisorio di rimpatrio con cui ha potuto abbandonare di nuovo il suo Paese d’origine per fare ritorno in Italia. Il 24 maggio la giovane è atterrata a Malpensa, fatta uscire da un accesso secondario e portata in un luogo sicuro.

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