Studentessa a Verona costretta ad aborto in Pakistan. Farnesina indaga

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La ragazza, maggiorenne, sarebbe stata portata nel Paese d'origine per partecipare al matrimonio del fratello. Lì sarebbe poi stata segregata e costretta all'aborto. Era incinta di un ragazzo italiano. Il ministero degli Esteri avvia verifiche a Islamabad 

Si muove anche la Farnesina sul caso della ragazza pakistana, studentessa a Verona, che rientrata in patria sarebbe stata costretta dalla famiglia a interrompere la gravidanza. Il ministero degli Esteri ha chiesto all'ambasciata d'Italia a Islamabad di verificare con urgenza, e con le autorità locali, le notizie sulla vicenda. Se fosse confermato quanto si sospetta - si legge in una nota -  si tratterebbe di un gravissimo episodio. "L'Italia difende con forza e in ogni circostanza il rispetto dei diritti umani e delle libertà e i diritti fondamentali sulla base della parità di uomini e donne", conclude la Farnesina.

Attirata nel Paese d'origine per abortire

Il caso, come scrive L'Arena, riguarda una studentessa 19enne che risiede a Verona. Qui sarebbe rimasta incinta del suo fidanzato, un compagno di scuola. Si pensa che dopo la scoperta della gravidanza, i famigliari della ragazza, usando come scusa il matrimonio del fratello in Pakistan, l’abbiano convinta tornare nel Paese d’origine. Lì sarebbe stata costretta ad abortire. Sembra inoltre che la giovane abbia tentato di chiedere aiuto descrivendo alle compagne di scuola, via WhatsApp, la sua prigionia e quello che le era accaduto. Poi il silenzio e le indagini della polizia. La rete scolastica infatti si è attivata, a partire dalle compagne fino alla dirigenza, e da qui alla Digos della Questura scaligera, che ha anche attivato il consolato pakistano in Italia.

Sorvegliata in patria dalla madre e dalla sorella

È emerso anche che i familiari della ragazza vivono a Verona dal 2008. Il padre, proprietario di un negozio in città, sarebbe stato stato denunciato in passato per maltrattamenti e a settembre la ragazza si sarebbe rivolta ai servizi sociali del Comune, che per qualche tempo l’avrebbero ospitata in una struttura protetta nell'ambito del 'Progetto Petra’, contro le violenze di genere. Il 9 gennaio, però,  la ragazza ha lasciato la casa protetta dicendo di essersi riconciliata con i parenti e poco dopo c’è stata la partenza per il Pakistan. L'assessore ai servizi sociali, Stefano Bertacco, ha inoltre riferito che padre e fratello sarebbero rimasti a Verona per badare agli affari, e che la giovane sarebbe sorvegliata in patria dalla madre e da una sorella.

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