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Morte Dj Fabo, il governo si costituisce davanti alla Consulta

Marco Cappato durante il processo a suo carico per l'aiuto al suicidio di Dj Fabo (Foto d'archivio Ansa)
3' di lettura

Caduto nel vuoto l'appello dell'associazione Luca Coscioni, che chiedeva all'esecutivo di non intervenire in difesa del reato di aiuto al suicidio. La Corte valuterà la legittimità costituzionale del reato contestato a Cappato, dopo il rinvio dei giudici di Milano

Il governo si è costituito davanti alla Corte costituzionale nel procedimento sollevato dalla Corte di assise di Milano nell'ambito del processo a Marco Cappato, imputato per aiuto al suicidio nel caso della morte di Fabiano Antoniani, noto come dj Fabo, deceduto in una clinica svizzera col suicidio assistito il 27 febbraio dello scorso anno. L'esecutivo ha scelto dunque di schierarsi in difesa della legittimità del reato di aiuto al suicidio. A renderlo noto è stata Filomena Gallo, vice presidente dell'associazione Luca Coscioni, di cui Cappato è tesoriere. Per il governo era l'ultimo giorno utile per costituirsi nel procedimento davanti alla Consulta. L'associazione Luca Coscioni aveva lanciato un appello di giuristi sottoscritto da circa 15mila italiani per chiedere al governo di non intervenire a difesa del reato e dunque di non dare mandato all’avvocatura di Stato di costituirsi nel procedimento.

Gallo: per noi reato del 1930 è incostituzionale 

"Prendo atto della decisione", ha fatto sapere in una nota l'avvocato Filomena Gallo. Al contrario "noi sosterremo l'incostituzionalità di un reato del 1930. La scelta del governo è, oltre che del tutto legittima, anche pienamente politica visto che l'Esecutivo avrebbe potuto altrettanto legittimamente agire in senso opposto e raccogliere l'appello lanciato da giuristi come Paolo Veronesi, Emilio Dolcini, Nerina Boschiero, Ernesto Bettinelli e sottoscritto da 15.000 cittadini, che chiedevano al Governo italiano di non intervenire a difesa della costituzionalità di quel reato".

Lo scorso febbraio il rinvio alla Consulta

Lo scorso 14 febbraio la Corte d'assise di Milano, con un'ordinanza, ha deciso di trasmettere alla Consulta gli atti relativi al processo a carico di Marco Cappato. Poco meno di un mese prima la Procura aveva chiesto l'assoluzione dell'esponente dei Radicali perché "il fatto non sussiste". Sarà quindi la Corte costituzionale a decidere sulla legittimità costituzionale del reato contestato a Cappato. Nell'ordinanza si leggeva che all'individuo va "riconosciuta la libertà" di decidere "come e quando morire" in forza dei principi costituzionali. Per i giudici, inoltre, Cappato non avrebbe rafforzato la volontà di togliersi la vita di Dj Fabo, che, come ha dimostrato il dibattimento, ha "deciso in piena autonomia di porre termine alle sue sofferenze". Secondo i giudici dunque la parte della norma che punisce l'agevolazione al suicidio senza influenza sulla volontà dell'altra persona è da ritenersi costituzionalmente illegittima.

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