Su Facebook chiesta "taglia su assassini": famiglia Ciatti si dissocia

Cronaca
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Una pagina sul social network cerca "donazioni". La famiglia del giovane picchiato a morte a Lloret de Mar: "Mai autorizzato nessuno a raccogliere fondi". Appoggiata, invece, petizione per chiedere giustizia per Niccolò

La famiglia di Niccolò Ciatti, il ragazzo di Scandicci picchiato a morte in una discoteca in Spagna, ha segnalato di “non aver mai autorizzato” una pagina Facebook chiamata “Giustizia per Niccolò Ciatti: morte agli assassini”. Lo riportano sulle pagine locali i quotidiani La Nazione e la Repubblica. Nella pagina Facebook vengono chieste genericamente “donazioni” per “mettere taglie sulle teste dei tre assassini”. Il gestore, o i gestori, sono anonimi.

Il padre: “Non abbiamo autorizzato nessuno”

Il padre del giovane ha spiegato “di non aver mai autorizzato nessuno a raccogliere fondi per questa iniziativa. Non devono essere fatte donazioni. Chi le avesse fatte me lo comunichi, perché sono in contatto con la polizia postale per risalire alla persona”. La famiglia del giovane ucciso ha annunciato, invece, il sostegno a un'iniziativa completamente diversa: una raccolta di firme su una petizione online per “chiedere giustizia per Niccolò”, che poi sarà consegnata al ministro Orlando.

La morte del giovane

Niccolò Ciatti, 22 anni, è stato ucciso nella notte tra venerdì 11 e sabato 12 agosto in una discoteca di Lloret de Mar, in Costa Brava. Il giovane si trovava in Spagna in vacanza con alcuni amici. Ad un certo punto, in base alla ricostruzione delle autorità spagnole, nel locale ci sarebbe stata prima una discussione e poi un’aggressione in tre contro uno. Il ragazzo italiano è morto per le gravi ferite riportate dopo essere stato picchiato. Ad ucciderlo sarebbe stato un calcio violentissimo assestato in pieno volto, mentre era già a terra. La polizia spagnola aveva fermato tre ragazzi di 20, 24 e 26 anni, incastrati da telecamere e testimonianze: si tratta di tre ceceni che hanno chiesto asilo politico alla Francia e vivono a Strasburgo. Due di loro sono stati scarcerati dopo qualche giorno e rimessi in libertà provvisoria perché ritenuti non responsabili diretti della morte di Niccolò. Il terzo ragazzo, invece, è in carcere: ha 24 anni, sarebbe un professionista di lotta libera, avrebbe tirato il calcio fatale in testa. Oltre all’inchiesta spagnola, la procura di Roma ha aperto delle indagini parallele.

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