Si è conclusa con questi risultati l'ottava edizione della Campagna Glaciologica Partecipata sulla Marmolada promossa dal Museo di Geografia dell’Università di Padova che ha permesso di raccogliere dati aggiornati, fondamentali per continuare il monitoraggio di quel che resta del ghiacciaio principale delle Dolomiti e comprendere meglio l'impatto dei cambiamenti climatici a scala locale
Una premonizione drastica. La Marmolada non avrebbe più di 10 anni di vita. Nell'estate più calda in quota dal 1991, lo scarto dalle medie è stato di più di 3° C. Sulla stazione ARPAV Punta Rocca, a 3250 metri di altitudine, solo in tre giorni si è osservata una minima negativa (-0.6 C valore assoluto) e non si è registrata alcuna giornata con temperatura media negativa e nemmeno nevicate alle quote più elevate.
I dati raccolti
Si è conclusa con questi risultati l'ottava edizione della Campagna Glaciologica Partecipata sulla Marmolada promossa dal Museo di Geografia dell’Università di Padova, che ha visto la collaborazione dei ricercatori dell’Università di Padova, dell'ARPAV, della Fondazione Glaciologica Italiana, di studenti e cittadini volontari provenienti da quattro regioni diverse. La campagna 2026 ha permesso di raccogliere dati aggiornati, fondamentali per continuare il monitoraggio di quel che resta del ghiacciaio principale delle Dolomiti e comprendere meglio l'impatto dei cambiamenti climatici a scala locale. I dati raccolti confermano il continuo ritiro del ghiacciaio principale, con un arretramento medio sui segnali frontali di 23 m (l'anno scorso erano 8), a conferma di un'annata record dal punto di vista delle temperature estive, che ha superato anche il caldissimo 2003.
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Perdita record del ghiacciaio
"I dati raccolti quest'anno aggravano la tendenza già evidente negli ultimi decenni, segnando un nuovo record negativo di riduzione di superficie del ghiacciaio, che in un anno ha perso 9 ettari scendendo ad un totale di 83 ettari rispetto ai 92 dello scorso anno, ormai ben lontano dai 100 ettari del 2023 - commenta il professor Mauro Varotto, docente del Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’antichità e responsabile scientifico della campagna glaciologica partecipata -. Si tratta di una perdita record che avevamo registrato solo nel 2022, con il tragico crollo del ghiacciaio. Se si ripetono estati come quella appena trascorsa, il ghiacciaio potrebbe avere solo una decina d'anni di vita". "Complessivamente le misure frontali registrano un ritiro triplicato rispetto allo scorso anno (-23 m, in media) - sottolinea Giovanni Benetton, da quest'anno responsabile delle misurazioni per la Fondazione Glaciologica Italiana - e la situazione più drammatica è quella della fronte occidentale dove in un segnale abbiamo registrato un ritiro di 120 metri in due anni, con una quota della fronte ormai oltre i 2900 metri. Il ghiacciaio risulta completamente privo di neve residua e l'unica che rimane è ormai quella sotto i teloni geotessili".