Presentati i dati di bilancio della campagna internazionale frutto del viaggio di quest’estate lungo l’arco alpino. La montagna è sempre più fragile: a pesare sullo stato di salute di Alpi e ghiacciai, in questi mesi del 2026, sono le alte temperature e lo zero termico stabilmente sopra i 4.800-5.000 metri, le scarse precipitazioni nevose unite alla siccità a valle, e gli oltre 70 eventi meteo estremi che hanno colpito le regioni alpine da gennaio fine agosto
Estate 2026 horribilis per le Alpi e i suoi ghiacciai sempre più sofferenti e instabili a causa della crisi climatica. Di questo passo si rischia di superare in peggio quella del 2022 e del 2023. La denuncia arriva da Carovana dei ghiacciai di Legambiente, campagna internazionale realizzata in collaborazione con CIPRA ITALIA e la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana, che ha presentato i dati di bilancio della sua campagna frutto del viaggio di quest’estate lungo l’arco alpino. Giunta alla settimana edizione, Carovana dei ghiacciai 2026 (dopo l’anteprima ad inizio agosto sull’Adamello) ha iniziato il suo viaggio lungo l’alpino dal 17 agosto al 3 settembre. Cinque le tappe in programma: in Francia (dal 17 al 20 agosto) sui ghiacciai della Vanoise, in Valle D’Aosta (dal 20 al 24 agosto) sui ghiacciai del Monte Bianco versante italiano, in Lombardia (dal 24 al 26 agosto) sul ghiacciaio dei Forni, in Friuli Venezia Giulia (dal 26 al 29 agosto) sul ghiacciaio del Montasio, e in Piemonte (dal 31 agosto al 3 settembre) sul ghiacciaio di Coolidge del Monviso.
Lo stato di salute dei ghiacciai alpini
A pesare sullo stato di salute di Alpi e ghiacciai, in questi mesi del 2026, sono le alte temperature e lo zero termico stabilmente sopra i 4.800-5.000 metri, le scarse precipitazioni nevose unite alla siccità a valle, e gli oltre 70 eventi meteo estremi che hanno colpito le regioni alpine da gennaio fine agosto 2026 e che hanno reso la montagna più fragile. La conferma arriva anche dallo stato di salute dei sette ghiacciai simbolo (Adamello, Grande Motte, ghiacciai del Miage e Planpincieux sul Monte Bianco, ghiacciaio dei Forni, del Montasio e quello del Coolidge superiore sul Monviso) scelti e osservati quest’estate e che testimoniano come la crisi climatica abbia accelerato il passo. Tutti i ghiacciai osservati arretrano e sono segnati da fenomeni di instabilità. Aumentano le colate detritiche e le morene si deformano. In particolare, quest’estate, i crolli più importanti sono stati osservati sul Monviso e sul Montasio dove, a fine agosto, è crollata una parte della cavità superiore del ghiacciaio.
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Temperature sempre più elevate
Preoccupano le temperature estive sempre più elevate e lo zero termico in quota che si stanno protraendo anche ad inizio settembre 2026, in coincidenza della sesta ondata di calore, determinando una fusione senza soste dei ghiacciai. Un campanello d’allarme che indica la gravità della situazione in alta quota, i cui effetti si ripercuotono anche a valle e sulle comunità locali. Secondo gli studi scientifici più recenti, dalla metà dell’Ottocento al 2015 le Alpi hanno perso circa il 57% della superficie glaciale e il 64% del volume. Ma è soprattutto la velocità della trasformazione a preoccupare: dopo il 2000 il tasso di abbassamento della superficie dei ghiacciai è triplicato e tra il 2000 e il 2023 l’Europa centrale, regione dominata dalle Alpi, ha perso circa il 39% della propria massa glaciale.
I dati
Sull’Adamello, il ghiacciaio più grande delle Alpi Italiane, aumenta la velocità del ritiro della fronte: 265 metri nel solo triennio 2023-2025. In Francia il ghiacciaio della Grande Motte, nel comprensorio di Tignes e situato a oltre 3mila metri, ha perso il 70% del volume dal 1982, generando nell’ultimo decennio un lago glaciale (Lac de Rosolin), monitorato per rischio esondazione. Sul versante italiano del Monte Bianco, il tetto d’Europa, il lobo frontale del ghiacciaio del Miage si è abbassato di 15 metri in sei anni, mentre il Planpincieux ha raggiunto due metri al giorno di movimento. In Lombardia, il ghiacciaio dei Forni, secondo i dati del Servizio Glaciologico Lombardo e dell’Università Statale di Milano, dall’inizio del secolo ad oggi è arretrato di 3 km e nelle giornate più calde arriva a perdere 10 cm di spessore. Anche il Montasio, in Friuli Venezia Giulia, storicamente il ghiacciaio più resiliente, ha ceduto con il crollo parziale della sua cavità superiore. In Piemonte sul Monviso, il ghiacciaio superiore del Coolidge è ormai declassato a glacionevato, mentre cresce l'instabilità delle pareti rocciose e soffre il fiume Po, che diminuisce la sua portata a valle. Intanto in diverse località, come quella francese di Tignes, dove Carovana dei ghiacciai è stata per la sua prima tappa, un tempo si sciava anche in estate ora non si scia più.
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L'appello di Legambiente
Da qui l’appello a mettere urgentemente in campo concrete politiche di mitigazione e di adattamento, monitoraggi continui in quota, e una governance europea che tenga conto dei ghiacciai e delle risorse connesse a partire dall’acqua, una risorsa che non è infinita. Temi al centro del Manifesto europeo per una governance dei ghiacciai e delle risorse connesse e della piattaforma politica culturale, la prima nata in Italia, “Governarne le Alpi che cambiano”, entrambi promossi da Legambiente insieme a CAI, CIPRA ITALIA, Fondazione Glaciologica Italiana e rilanciati più volte nel corso delle tappe. Allo stesso tempo Carovana dei ghiacciai è tornata a ribadire che i ghiacciai sono beni comuni da tutelare in quanto patrimonio di tutti e a sottolineare l’importanza di una maggiore consapevolezza e fruizione dell’andare in montagna alla luce dei continui cambiamenti in corso che si ripercuotono anche sulla sentieristica.
La crisi climatica in atto
“Le Alpi - dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – sono una delle sentinelle della crisi climatica in atto. Questa estate, segnata da caldo record, ondate di calore ed eventi meteo estremi, ci ricorda che non c’è più tempo da perdere. La crisi climatica si contrasta in primis con più politiche di mitigazione e adattamento da mettere in campo in montagna, a valle così come nelle aree urbane. Lo abbiamo chiesto nel corso di questa settimana edizione di Carovana dei ghiacciai e lo rilanciamo oggi indirizzando un chiaro appello al Governo insieme ad una governance europea dei ghiacciai e delle risorse connesse”. “Quest’anno con Carovana dei ghiacciai – commenta Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi Legambiente e Presidente di CIPRA ITALIA – abbiamo osservato l’accelerazione dei cambiamenti in quota e degli effetti sempre più evidenti della crisi climatica. Anche quanto accaduto in Nepal deve essere un monito su quello che potrebbe verificarsi in altre parti del mondo. È dunque necessario una governance europea della montagna connessa con quella della pianura, monitoraggi costanti dell’alta quota, uniti a campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte a cittadini e comunità locali, ricordando che c’è un unico filo conduttore che è l’acqua, risorsa fondamentale per il benessere degli ecosistemi e per la nostra società”.