Il coleottero verde metallizzato è ricomparso nei parchi e nelle vie di Milano con largo anticipo, complici l'inverno mite e il caldo umido. Le segnalazioni si concentrano tra San Siro, l'Ippodromo La Maura, parco Sempione e Garibaldi, ma l'infestazione interessa tutta la Lombardia, tranne la provincia di Mantova. La Regione ha già avviato il piano di contenimento 2026. Ecco i danni a piante e agricoltura e le mosse consigliate ai cittadini
Lo scarabeo giapponese è tornato a Milano, e quest'anno si è fatto vedere prima del solito. La Popillia japonica (il coleottero dal corpo verde metallizzato con riflessi bronzei) è ricomparsa nei parchi e lungo le strade del capoluogo lombardo e i social sono invasi dalle foto di questi animaletti. L'anticipo della stagione è legato alle condizioni climatiche: un inverno mite e un avvio d'estate caldo e umido favoriscono la proliferazione dell'insetto. La Regione Lombardia ha già attivato il piano di contenimento per il 2026.
Dove è stato avvistato
A Milano le aree più colpite sono quelle a ridosso del verde urbano: parco Sempione, i giardini della zona Garibaldi, l'area attorno a San Siro e l'Ippodromo La Maura. I confini dell'infestazione, però, sono ormai labili. In Lombardia l'unica provincia ancora indenne è quella di Mantova, mentre il fronte si estende anche a Piemonte, Valle d'Aosta, Emilia-Romagna, Liguria e, più di recente, a Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Secondo il Servizio fitosanitario regionale, l'area infestata si allarga di circa dieci chilometri ogni anno.
Perché arriva in anticipo
Il ciclo biologico prevede l'emersione degli adulti dal terreno tra la fine di maggio e l'inizio di giugno, con il picco della popolazione attorno a luglio. Caldo e umidità del suolo sono i fattori che ne accelerano la comparsa e la riproduzione, che avviene a ritmi esponenziali. Un precedente significativo: nell'area di Milano, tra il 21 maggio e il 18 giugno 2025, il Servizio fitosanitario aveva registrato circa 1.567 catture, più del doppio rispetto allo stesso periodo del 2024. La popolazione adulta tende poi a calare da metà agosto, fino a sparire con l'autunno.
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Quali danni provoca
La pericolosità della Popillia japonica deriva dalla sua natura infestante e dal fatto di essere una specie aliena, priva in Italia di predatori naturali che ne contengano la diffusione. Gli adulti sono estremamente polifagi: attaccano oltre 300 specie vegetali, sia coltivate sia spontanee, nutrendosi di foglie, fiori e frutti. Divorano il tessuto fogliare tra le nervature, lasciando le foglie ridotte a un reticolo simile a un centrino traforato. Le larve, che si sviluppano nel terreno cibandosi delle radici, danneggiano prati, pascoli, campi sportivi e tappeti erbosi. In Lombardia i danni maggiori hanno riguardato alberi da frutto (soprattutto ciliegi) e viti, oltre a piante ornamentali; in alcuni casi le larve hanno costretto alla risemina di campi sportivi e alla chiusura temporanea di piste da corsa in erba per cavalli. Da qui le ricadute economiche: fioristi e vivaisti hanno dovuto mettere in quarantena piante e fiori, isolandoli con reti protettive.
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Il piano della Regione
Per arginare la diffusione, la Regione Lombardia ha predisposto una rete di monitoraggio con una ventina di siti di rilevamento e un piano di contenimento basato su 1.200 dispositivi "attract and kill": treppiedi con esche attrattive e rete trattata con insetticida, ciascuno contrassegnato da un codice e da cartelli informativi. Si raccomanda di non spostare né danneggiare le trappole installate dai tecnici. Analoghe misure sono in corso in Piemonte ed Emilia-Romagna, mentre la gestione dell'emergenza è coordinata da un tavolo tecnico nazionale.
Cosa fare (e cosa evitare)
Le indicazioni del Servizio fitosanitario regionale per i cittadini sono precise. In presenza di pochi esemplari, si consiglia la raccolta manuale: scuotere i rami nelle prime ore del mattino, quando gli insetti sono quasi immobili per il torpore, e farli cadere in un secchio con acqua e sapone. Per proteggere gli alberi da frutto si possono coprire le chiome con reti antinsetto a maglia fine. È invece fortemente sconsigliato l'uso di trappole nei giardini e negli orti privati: il loro potere attrattivo supera la capacità di cattura e finisce per richiamare più insetti sulle piante che si vorrebbero proteggere. Per segnalazioni e infestazioni gravi, il riferimento è il portale del Servizio fitosanitario della Regione Lombardia (popillia@ersaf.lombardia.it).