Noce di mare, il mollusco invade la laguna di Venezia: cos'è e perché è pericoloso

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Invertebrato tra le specie invasive più dannose al mondo, secondo uno studio dell'Università di Padova e dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs), minaccia l'ecosistema della laguna, a causa della sua grande adattabilità ai cambiamenti climatici 

La cosiddetta "noce di mare", ossia il ctenoforo Mnemiopsis leidyi, invertebrato tra le specie invasive più dannose al mondo, mette a rischio la Laguna di Venezia in misura maggiore del famigerato granchio blu. Lo sostiene un team di ricerca dell'Università di Padova e dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs) che ha recentemente pubblicato uno studio sulla rivista "Estuarine, Coastal and Shelf Science". 

 

Cos'è la noce di mare

La noce di mare si presenta come un organismo gelatinoso di piccole dimensioni (10 cm), trasparente. Nativo dell’ Oceano Atlantico (Nord e Sud America), sarebbe stato introdotto accidentalmente nel Mar Nero nel 1980. Successivamente si è diffuso nelle zone orientali arrivando gradualmente ad invadere diverse aree del Mar Mediterraneo. Lo Mnemiopsis leidyi da quasi un decennio è presente nel Mare Adriatico, causando seri problemi agli operatori della pesca, soprattutto nelle lagune. Non possiede cellule urticanti ma è un vorace predatore di zooplancton, uova e larve di pesci.

Soppravvive tra i 10 e i 32 gradi

Il pericolo ecologico per Venezia e la sua laguna è dovuto alla sua adattabilità e ai cambiamenti climatici in atto, che possono favorirne la proliferazione a scapito di altre specie dell'ecosistema. L'abbondanza della specie risulta correlata sia alla temperatura dell'acqua sia alla salinità. Gli esperimenti di laboratorio, integrati con le osservazioni in situ, indicano come Mnemiopsis leidyi sia in grado di sopravvivere in un ampio intervallo di temperature (10-32 gradi) e salinità (10-34). Le condizioni estreme di questi range, le temperature molto elevate o la bassa salinità, possono comunque significativamente ridurre la sopravvivenza della specie.

 

Proliferazione favorita dai cambiamenti climatici

"Sebbene la dinamica di questa specie sia stata studiata in altre aree del mondo - spiega Filippo Piccardi, primo autore dello studio e ricercatore dell'Università di Padova - le informazioni relative alle lagune mediterranee, caratterizzate da una forte variabilità spaziale e stagionale delle condizioni ambientali, sono ancora limitate. Il nostro studio costituisce la prima indagine integrata sul campo e in laboratorio della nicchia ecologica di Mnemiopsis leidyi nella Laguna di Venezia. Abbiamo adottato un approccio interdisciplinare e monitorato per due anni la distribuzione spaziale della specie con esperimenti controllati per definire le principali soglie ambientali di sopravvivenza. I risultati mostrano che Mnemiopsis leidyi segue un andamento stagionale, con bloom (eventi di riproduzione massiva) in tarda primavera e tra fine estate e inizio autunno, probabilmente legati a temperature più elevate e a condizioni di salinità ottimali". Nella Laguna di Venezia, spiega Valentina Tirelli, coautrice dello studio e ricercatrice dell'Ogs, "i nostri risultati suggeriscono che i cambiamenti climatici in atto potrebbero favorire condizioni ambientali sempre più idonee a questo ctenoforo, incrementandone la presenza in grandi aggregati e, di conseguenza, aumentando il rischio di severe ripercussioni sul funzionamento dell'intero ecosistema lagunare".

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