Clima, intervista al movimento Fridays For Future in Francia: "La Cop26 è inutile"

Ambiente

Chiara Piotto

Chiara Piotto

Abbiamo incontrato a Parigi una giovanissima attivista del ramo francese del movimento di lotta per il clima. L'organizzazione non prevede un leader né alleanze con il partito politico dei Verdi: "Noi crediamo che vada cambiato il sistema economico nel suo insieme, i partiti tradizionali non la vedono così. Unirci a loro sarebbe contrario ai nostri ideali", dice Romane

Una struttura orizzontale e non gerarchica, la scelta di non eleggere un leader o un unico rappresentante per la stampa, la volontà di mantenersi “movimento” senza diventare un partito politico. Sono i connotati che descrivono il ramo francese di Fridays For Future, che oltralpe si è ribattezzato “Youth For Climate” dopo aver abbandonato l’idea di scioperare tutti i venerdì. Un gruppo di circa 1.500 attivisti, di cui 100-150 nella capitale, animato da manifestazioni coordinate e iniziative più piccole gestite dai gruppi locali. 

L'attivista di FFF a Parigi: "Non vogliamo fare politica, siamo diversi"

A parlarcene è Romane Lefebvre Ferry, attivista 15enne che incontriamo nella sede organizzativa di Parigi. Al centro dell’agenda le battaglie contro l’industria del fast fashion, lo sfruttamento industriale dei territori agricoli e prima di tutto, ovviamente, contro il cambiamento climatico (LO SPECIALE 'CLIMATE CRISIS'). Con idealismo e sfiducia, sfiducia nelle istituzioni che “promettono di tenere alla lotta per il clima ma non concludono nulla”, sfiducia nei partiti politici tradizionali “che sono interessati solo alla visibilità individuale”, sfiducia negli accordi siglati nelle Conferenze per il Clima internazionali e poi “non mantenuti”. "Noi crediamo nella necessità di rivoluzionare il sistema economico per rispettare gli impegni presi dal governo sul piano ambientale, mentre i partiti tradizionali non sono d'accordo, coltivano egoismi e personalismi. Ecco perché non collaboriamo con i Verdi, né diventeremo mai un partito politico. Sarebbe impensabile", conclude Romane.

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Per questo, ci racconta Romane, è probabile che il movimento non parteciperà alla Cop26 di Glasgow, a novembre, né all’iniziativa dedicata ai giovani attivisti “Youth4Climate” che si terrà a Milano a fine settembre. La scelta è in linea con quella annunciata dalla “casa madre” svedese, o meglio dalla stessa Greta Thunberg che ha promesso che non parteciperà alla conferenza delle Nazioni Unite se prima le vaccinazioni anti-Covid non saranno state garantite a tutti i Paesi in maniera equa. Se però il gruppo francese dovesse decidere definitivamente di non contribuire all’evento sarebbe comunque una notizia: ai grandi appuntamenti in calendario, le declinazioni di FFF nei vari Paesi d’Europa giungono disunite, divise tra loro e al loro interno.

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