Dopo Facebook e Instagram la Cina blocca anche WhatsApp

Alcuni servizi della app erano già stati temporaneamente sospesi a luglio: ora il blocco totale (Getty Images)
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In vista del Congresso del Partito comunista, Pechino ha oscurato l'app di messaggistica in gran parte del Paese. Secondo gli esperti, i censori cinesi avrebbero sviluppato un nuovo sistema per interferire con la chat

Dopo le "prove generali" di metà luglio, che avevano comportato un'interruzione temporanea del servizio, la Cina ha bloccato Whatsapp. A rivelare la notizia della nuova censura tecnologica operata dalla Repubblica popolare è il New York Times. Prima dell'app di messaggistica un destino simile era toccato a Facebook ed Instagram, entrambe controllate dalla società di Mark Zuckerberg.

Censura in vista del Congresso

"La Cina ha in gran parte bloccato la app di messaggistica – scrive il quotidiano statunitense – l'ultimo prodotto Facebook ancora utilizzabile nel Paese". Il blocco arriva sole a tre settimane di distanza dall'apertura del XIX Congresso del Partito comunista, che si svolge ogni cinque anni e il cui inizio quest'anno è previsto per il prossimo 18 ottobre.  Sempre per il New York Times, lo stop a Whatsapp sarebbe "l'ultima mossa di Pechino per aumentare la sorveglianza" su un evento di estrema importanza per gli equilibri interni del Paese. Nell'occasione verranno infatti eletti i massimi leader cinesi. Secondo quanto riferiscono diversi esperti informatici, Pechino avrebbe trovato un modo per interferire con la chat rallentandola notevolmente e rendendola praticamente inutilizzabile. I primi problemi sono stati segnalati mercoledì 20 settembre, ma è soltanto da lunedì 25 settembre che il servizio è risultato inutilizzabile in gran parte del Paese. "Se puoi andare soltanto ad un miglio all'ora su una strada, è molto probabile che tu finisca per non percorrerla nonostante non sia tecnicamente bloccata", ha spiegato Lokman Tsui esperto di Internet communication all'università cinese di Hong Kong.

Le società di Zuckerberg oscurate

Con l'ennesimo blocco la Cina completa la censura alle piattaforme social e app di Mark Zuckerberg: Facebook non è più utilizzabile in Cina già dal 2009, allo stesso modo gli utenti cinesi non hanno accesso a Instagram, l'applicazione di condivisione di immagini. Questo, sebbene lo stesso Zuckerberg stia da tempo facendo pressioni per rientrare nel mercato asiatico dove impazzano Weibo, il sito Internet di microblogging non immune comunque alla censura, e WeChat, simile a Whatsapp, con 963 milioni di utenti attivi. La società Facebook, comunque, per il momento evita qualsiasi commento sulla vicenda.

Il blocco del luglio scorso

Già dal 19 luglio scorso Whatsapp era stato parzialmente oscurato in Cina: allora, a essere bloccati per alcune settimane – come avevano segnalato diversi utenti – erano stati l'invio di immagini, le chat vocali e i video. Ma, a differenza di quanto sta accadendo ora, lo scambio di messaggi era proseguito regolarmente. Lo conferma, citato sempre dal "New York Times" e da altri media internazionali l'hacker Nadim Kobeissi, che lavora per la startup parigina "Symbolic Software". Questo blocco "non è il tipico metodo utilizzato dai censori del governo cinese ma – spiega Kobeissi – suggerisce che possano aver sviluppato un software specifico per interferire con i messaggi della app, che si basano su una tecnologia di crittografia avanzata utilizzata da pochissimi altri servizi".  

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