Raffreddore, rimedi e prevenzione

Il raffreddore non ha risparmiato nemmeno Papa Francesco (foto d'archivio, Getty Images)
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La patologia più diffusa al mondo è provocata da oltre 200 virus. Ecco i rimedi per limitarne i sintomi: da quelli della nonna al rafforzamento del sistema immunitario. Ma tutto dipende dalla distinzione tra forma virale e allergica

Basse temperature e raffreddore: un binomio indissolubile che si ripete ogni anno in tutto il mondo. Solamente negli Stati Uniti, secondo i Nationals institutes of healt, sono un miliardo le persone che all'arrivo del freddo accusano i sintomi tipici del raffreddore comune: l’ostruzione delle vie respiratorie, la produzione abbondante di muco ("naso che cola"), l’infiammazione delle membrane sinudali, starnuti, mal di gola, tosse e mal di testa. Prevenire l'insorgere di un raffreddore è possibile grazie ad alcuni accorgimenti pratici tra i quali spicca la conoscenza della patologia.

 

Che cos'è il raffreddore

Secondo il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica, Epicentro, sono oltre 200 i ceppi virali che causano il raffreddore comune. I più diffusi sono i rhinovirus, che provocano il 30-35% dei raffreddori negli adulti. La scienza medica ha identificato oltre 110 rhinovirus che si diffondono nell'aria a una temperatura ottimale di 33°C, ovvero quella delle mucose nasali. Oltre i rhinovirus possono provocare il raffreddore anche i coronavirus, diffusi soprattutto in inverno e a inizio primavera, e altri agenti patogeni che possono arrivare a provocare anche patologie più serie come l'adenovirus o il coxsackievirus. Maurizio Galimberti, specialista allergologia e immunologia clinica, precisa che il raffreddore è “una malattia infiammatoria della mucosa nasale che può essere scatenata da tantissimi fattori infettivi, allergici, ormonali”.

 

Due tipi di raffreddore

Sono due i principali tipi di raffreddore conosciuti: quello infettivo virale stagionale e la cosiddetta rinite allergica. “Quando parliamo di raffreddore infettivo, che solitamente è su base virale – sostiene lo specialista - i modi di trasmissione sono le famose goccioline che noi espelliamo nell'ambiente starnutendo. E che si diffondono anche a distanza di alcuni metri a una velocità di uscita dal naso molto elevata”. Del tutto differente è il raffreddore di tipo allergico che, spiega Galimberti, “ha di base un'allergia, quindi una malattia genetica modulata dall'ambiente, che si esprime con i sintomi di raffreddore quando gli allergeni ambientali, come il polline, la forfora del gatto o gli acari della polvere, impattano con la mucosa del soggetto allergico”. La differenza fondamentale fra i due tipi di patologie consiste, come precisa lo specialista, nel fatto che “il raffreddore più classico, quello su base virale portato dal cambiamento delle stagioni, è un raffreddore che passa nel giro di 8-10 giorni, con i classici rimedi della nonna: qualche aspirina, un po' latte caldo con miele e coprirsi bene”. Per quanto riguarda il raffreddore allergico, invece, si è in presenza di “una patologia che persiste – precisa Galimberti - per tutto il tempo in cui l'allergene che lo provoca è presente nell'ambiente. A differenza del primo il raffreddore allergico non è trasmissibile da persona a persona”.

 

Come prevenire il raffreddore

Secondo Galimberti, prevenire il raffreddore di tipo virale è difficile perché non c'è metodo che consenta una vera prevenzione, se non la profilassi che viene utilizzata normalmente per prevenire il contagio dell'influenza. “Quindi – dice l'immunologo – è opportuno lavarsi le mani e mettere un fazzoletto davanti al naso quando si starnutisce per evitare di espellere in giro le cosiddette goccioline di Flügge. Che possono infettare, in quanto ricche di virus, l'ambiente circostante e le persone che ci stanno attorno”. Discorso diverso va fatto per il raffreddore di tipo allergico. Per contrastare la rinite allergica, precisa Galimberti, è necessario fare una diagnosi per identificare la causa scatenante e successivamente impostare una terapia farmacologica e una terapia ipersensibilizzante per contenerne, e spesso ridurne fino a farli scomparire, i segni della malattia allergica.

 

Rafforzare il sistema immunitario

Assumere vitamina C, mangiare sano e tenersi allenati è sicuramente un buon metodo per rafforzare le proprie autodifese. Ma, sostiene Galimberti, “solitamente il sistema immunitario delle persone è già più che sufficiente per proteggersi dai virus con i quali l'organismo è già venuto in contatto prima. Il punto è – precisa lo specialista - che molte volte i rhinovirus e i virus del raffreddore in genere si modificano stagione dopo stagione. Quindi non sempre l'organismo è in grado di riconoscerli e a bloccarli. Quindi ha bisogno di infettarsi per costruire una difesa immunitaria”. Anche in questo caso cambia il discorso per quanto riguarda il raffreddore di tipo allergico. Per attenuarne i sintomi non c'è bisogno di rafforzare il sistema immunitario perché, sostiene lo specialista, “il sistema immunitario dell'allergico funziona benissimo. Solo che sbaglia bersaglio e anziché tollerare sostanze ambientali, che nei soggetti non allergici sono perfettamente tollerate, reagisce contro le stesse inducendo una reazione così intensa che tende a coinvolgere pesantemente l'individuo. Liberando in modo rapido e a cascata tutta una serie di mediatori chimici che inducono in pochi minuti, starnuti, congestione nasale, lacrimazione e prurito”.

 

I metodi farmacologici

Anche il discorso sui farmaci da assumere per contrastare i sintomi del raffreddore deve partire dalla distinzione fra le due più comuni forme della patologia. “Se parliamo di cure della forma allergica – ricorda Galimberti - bisogna utilizzare dei farmaci che tendono a ridurre gli effetti dei mediatori chimici liberati: quindi antistaminici, spray con steroidi nasali, spray di soluzione salina medicata o spray che tendono a stratificare sulla mucosa nasale una specie di gel che tende a ridurre l'impatto degli allergeni sulla mucosa. Poi - continua lo specialista - ci sono gli antistaminici e i corticosteroidi nasali che sono due presidi sicuramente in grado di ridurre rapidamente i sintomi, ma non l'evoluzione dell'allergia che dev'essere esaminata adeguatamente e poi trattata con la terapia iposensibilizzante”. Per il raffreddore virale valgono più i rimedi della nonna: fumenti, latte caldo, un po' di miele. Se si deve andare a lavorare possono essere presi degli antinfiammatori, l'aspirina o i sui derivati per ridurre i sintomi. Il medico ammette anche l'uso dei decongestionanti nasali, con l'avviso di non prolungarne l'assunzione che potrebbe portare a effetti collaterali. “Questi decongestionanti – avvisa lo specialista - sono assolutamente sconsigliati nei bambini, che non li possono assumere prima dei 12 anni”.

 

Il raffreddore nei bambini

Dai dati diffusi da Epicentro si apprende che un bambino prende, in media, dai 6 ai 10 raffreddori all'anno, contro una media che, negli adulti, è stabile dai 2 ai 4 episodi. Per Galimberti, la cura del raffreddore virale dei bambini segue le stesse regole valide per gli adulti. In quanto alla forma allergica la bisogna stare attenti ai dosaggi dei farmaci che, precisa l'allergologo, “devono essere rapportati all'età e al peso dei bimbi”. Anche ai soggetti allergici più giovani può essere somministrato, sotto consiglio medico, un antistaminico con dosaggio in gocce, e degli spray con corticosteroidi nasali appositamente dosati per i più piccoli. Una buona pratica è quella di effettuare dei lavaggi nasali con soluzioni saline fisiologiche che sono quelli solitamente usati per drenare gli accumuli di muco nasale nei neonati.

Raffreddore e gravidanza

Per le donne in stato di gravidanza possono essere utilizzati con una certa tranquillità sia i lavaggi nasali che i corticosteroidi nasali e gli antistaminici. “In quest'ultimo caso – conclude Galimberti - ce ne sono alcuni di ultima generazione che non creano alcun problema e i cui risultati sono stati accertati da diversi studi retrospettivi condotti su numerose donne in stato di gravidanza”. L'avviso, in questo caso, è quello di evitare l'assunzione di antistaminici negli ultimi tempi della gravidanza quando le sostanze del farmaco possono passare nel latte materno e creare qualche fastidio al bimbo.

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