Alzheimer, gli eventi stressanti fanno invecchiare più in fretta

Una ricerca dimostra che gli eventi stressanti fanno invecchiare il cervello e aumentano il rischio di contrarre l'Alzheimer (Getty Images)
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La ricerca di un team della Wisconsin University’s school of Medicine ha evidenziato come le esperienze dolorose (morte di un figlio, separazione) possono portare a una vita cognitiva più difficile durante la vecchiaia

Gli eventi stressanti della vita come la morte di un figlio, una separazione, ma anche la minaccia di povertà, possono portare l'essere umano a "perdere" anni di funzionamento cerebrale. Questo porterebbe a un aumento del rischio di contrarre l'Alzheimer e a una vita cognitiva più difficile durante la terza età. A dimostrarlo, quattro studi. Il più significativo è quello dell'University of Wisconsin, che ha anche calcolato l'incidenza in termini di anni perduti in relazione con questi eventi dolorosi: per gli afroamericani sarebbero circa 4 anni, per i bianchi un anno e mezzo. 

Gli effetti sul cervello degli eventi stressogeni

Negli anni gli studi sull'Alzheimer, di cui recentemente è stato scoperto il meccanismo di evoluzione, hanno dimostrato che i più esposti alla malattia sono i soggetti con un tasso più alto di obesità, diabete, ipertensione e malattie cardiovascolari. Megan Zuelsdorff, un'epidemiologa dell'University of Wisconsin School of Medicine and Public Health, ha esaminato l'effetto delle esperienze stressanti sulle abilità cognitive e la loro intersezione con la razza. Un gruppo di 1.320 persone, di cui 82 afroamericane, è stato sottoposto a un questionario di 27 domande, in cui si è cercato di far emergere gli eventi negativi che hanno impattato sulle loro vite, come problemi a scuola, in famiglia, gravi situazioni economiche o di dipendenza da sostanze stupefacenti. Come riporta Sky News, gli afroamericani avevano affrontato oltre il 60% degli eventi elencati nel questionari e, in questi soggetti, sono state anche riscontrate funzioni cognitive meno efficienti.

Le altre ricerche

Oltre allo studio elaborato dal centro in cui lavora Zuelsdorff, altri tre report mettono in connessione eventi biografici e contesto sociale con l'aumento del rischio di contrarre l'Alzheimer. Nello stesso polo universitario, ma grazie a un diverso team, si è osservato che vivere in quartieri svantaggiati è associato in tarda età a un declino delle funzioni cognitive e a un aumento dei valori legati ai biomarcatori dell'Alzheimer, che è la forma più comune di demenza senile. 

L'incidenza del tasso di mortalità infantile

I dati analizzati, riferiti al periodo compreso tra il 1964 e il 1973, hanno evidenziato che gli afroamericani nati in questi stati avevano il 40% in più di rischio di contrarre la demenza. "Questa è la dimostrazione che l'infanzia pesa sulla salute mentale e che forse le condizioni di vita in quel periodo spiegano parzialmente le differenze razziali nel diverso rischio di sviluppare la patologia", ha spiegato Gilsanz. Il team di esperti che lavora nella struttura gemella, con sede a Irvine, ha riscontrato lo stesso effetto su persone che vivono situazioni di disparità razziale. "Nessuno di questi studi ci dà buone notizie, eccetto per il fatto che si tratta di fattori modificabili", conclude Zuelsdorff.

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