Scienziati divisi sulla possibilità di vivere oltre i 115 anni

Foto d'archivio (Getty Images)
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Cinque ricercatori indipendenti confutano una teoria secondo la quale avremmo già raggiunto il limite massimo di longevità. In futuro, sostengono, potrebbe essere più probabile diventare ultracentenari

L'essere umano che al mondo è diventato più anziano era Jeanne Louise Calment, una donna francese, è morta nel 1997 a 122 anni. Secondo un team di ricercatori americani dell'Albert Einstein College of Medicine di New York guidato da Jan Vijg, si tratta di un'età difficilissima da raggiungere, dato che il tetto massimo raggiunto nell'espansione dell'aspettativa di vita fino a ora è stato indicato in 115 anni. Ma nuovi studi confutano questo risultato. Infatti, 5 ricercatori indipendenti tra loro sostengono che non c'è alcuna evidenza di un ipotetico limite di longevità dall'uomo e che, anzi, questo potrebbe crescere ancora.

La teoria del limite dei 115 anni

I numeri analizzati da Jan Vijg nella ricerca dell'Albert Einstein College of Medicine indicherebbero l'esistenza di un tetto alla durata massima della vita. Nell'ultimo secolo l'aspettativa dalla nascita è aumentata grazie a una serie di fattori tra cui i progressi nelle tecniche del parto, l'accesso all'acqua potabile e lo sviluppo della scienza per i vaccini e gli antibiotici. Il progresso dell'aspettativa di vita ha raggiunto un picco alla fine degli anni Novanta: i dati dell'International Database on Longevity relativi a Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Giappone (Paesi con un'alta percentuale di ultracentenari) hanno dimostrato che l'età massima a cui un essere umano può aspirare è di 115 anni. La ricerca di Vijg si concludeva con una prospettiva negativa: "La possibilità di vedere una persona di 125 anni è di circa 1 su 10mila".

I detrattori di Vijg

Ma c'è chi confuta questa teoria. In un dibattito che ha assunto toni particolarmente accesi per il mondo accademico, il professor Jim Vaupel del Max Planck Institute for Demographic Research sostiene che il lavoro di Vijg sia - come riporta The Guardian - "il peggiore mai letto su Nature". Un altro dei contestatori, il professor Siegfried Hekimi della McGill University di Montreal, sostiene che i dati raccolti da Vijg possono portare a diverse conclusioni. L'aspettativa di vita potrebbe aumentare ancora, tanto che la più anziana persona vivente nel 2.300 potrebbe raggiungere anche 150 anni.

Le critiche allo studio di Vijg

Secondo gli accademici uno dei problemi dello studio di Vijg è l'aver diviso i dati in due periodi, prima e dopo il 1995, anno attorno al quale sembra che ci sia stato un livellamento del trend attorno al dato riguardante l'aspettativa di vita. Quando poi questa serie di dati viene frammentata sembra che ci sia un picco e poi addirittura un declino, nonostante una generale tendenza all'aumento dell'età umana. Infine, l'ultima delle critiche mette in evidenza una sorta di forzatura affinché Jeanne Calment possa rientrare nel picco decretato da Vijg. Secondo Maarten Roznig dell'Università di Copenaghen è improbabile che ci sia un orologio biologico programmato per limitare la lunghezza della vita. "Ora sappiamo che non solo quest'idea è altamente implausibile, ma anche che l'invecchiamento può cambiare molto più di quanto si pensi". Dal canto suo Vijg ha replicato così ai colleghi: "Cercano di imporre intricati modelli che mostrano come la mortalità potrebbe anche diminuire con l'avanzare della vecchiaia. Peggio della fantascienza stessa".

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