Liu Xiaobo, la Cina respinge la richiesta di cure all'estero

Una manifestazione in sostegno di Liu Xiaobo (Getty Images)
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Il Premio Nobel per la pace del 2010, recentemente scarcerato, non potrà lasciare il proprio Paese per sottoporsi ai trattamenti medici contro il suo tumore al fegato

Liu Xiaobo non potrà andare all'estero per curarsi. La richiesta dell'intellettuale e dissidente cinese, Premio Nobel per la Pace nel 2010 e recentemente scarcerato dalle autorità del suo Paese a causa delle sue gravi condizioni di salute legate a un tumore al fegato, sarebbe infatti stata respinta.

Domanda rifiutata

La domanda per ottenere la possibilità di recarsi oltre confine per trovare terapie efficaci sarebbe stata inoltrata alle autorità dalla moglie del Premio Nobel, ma avrebbe ottenuto un rifiuto come risposta. A confermare questo esito negativo è stato Shang Baojun, uno degli avvocati del dissidente. Non c'è al momento una motivazione ufficiale di tale diniego, ma secondo quanto avrebbe riferito un rappresentante delle autorità cinesi, parlando della condizioni dell'intellettuale a diplomatici di Stati Uniti, Germania e Unione Europea, Liu non potrebbe essere trasferito all'estero per le cure perché troppo malato per viaggiare.

Appelli inascoltati

Questa decisione segna un brusco stop alle speranze che la scarcerazione di Liu, imprigionato dal 2009 dopo essere stato condannato a 11 anni per "sovversione dell'ordine statale", aveva suscitato. Aspettative sostenute anche da appelli delle associazioni dei diritti umani e di esponenti del mondo della cultura. Tra questi ultimi quello dell'associazione "Pen America" che ha avuto tra i suoi firmatari personaggi come Margaret Atwood, Philip Roth e Salman Rushdie. Rivolgendosi direttamente al presidente cinese Xi Jinping, l'appello esprimeva "preoccupazione" per le condizioni di Liu e richiedeva per lui "una libertà senza restrizioni nel periodo necessario a sottoporsi ai trattamenti medici per una malattia grave e potenzialmente fatale".

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