Brexit, il piano di Theresa May per i diritti dei cittadini Ue

Theresa May (Ansa)
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La premier britannica ha presentato al Parlamento un documento di 15 pagine che contiene le nuove regole per gli europei che vivono nel Regno Unito. Protestano i laburisti: “Offerta non generosa”. Bruxelles chiede più chiarezza e garanzie

Il futuro dei cittadini Ue residenti nel Regno Unito dopo la Brexit, potrebbe essere racchiuso in un documento di 15 pagine. È quello presentato dalla premier britannica Theresa May alla Camera dei Comuni e nel quale vengono descritti diversi dettagli della proposta che il governo di Londra intende presentare a Bruxelles per la negoziazione dell'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea.

La presentazione del documento

Durante la sua presentazione ai parlamentari britannici, May ha sostenuto che il piano è stato ideato per placare l'ansia dei cittadini Ue residenti nelle città britanniche. In particolare, il capo del governo, ha annunciato che tutti gli europei residenti regolarmente nel Regno Unito da almeno cinque anni potranno provare a ottenere il cosiddetto “settled status” (status di persona stabilita) e portare con sé il coniuge e i figli. Sull'intero documento il capo dei laburisti, Jeremy Corbyn, si è espresso con parole molto dure sostenendo che si tratta di un'offerta “non generosa, troppo modesta e giunta troppo tardi”. 

I principali punti della proposta di Theresa May

1 Il "settled status". Rappresenta uno status speciale che garantirà alle persone stabilitesi nel Regno unito di vivere, lavorare, studiare e ottenere benefici proprio come ora. Il "settled status" prevede una totale parificazione tra gli europei che ne sono in possesso e i cittadini britannici anche in materia di accesso ai servizi sanitari e previdenziali. Per ottenerlo sarà necessario fare una domanda all'Home Office e chiedere il rilascio della carta d'identità.

2 La tempistica burocratica. Solamente i cittadini comunitari che risiedono in Gran Bretagna da più di cinque anni possono fare richiesta per ottenere il settled status. Ci sono due anni di tempo per presentare formale richiesta: dal 29 marzo 2017, data in cui è stato attivato l'iter di uscita dall'Ue, al 29 marzo 2019, giorno di chiusura delle trattative. A coloro che, invece, si trovano in Gran Bretagna da meno tempo, sarà concesso un permesso temporaneo in attesa che si concludano i cinque anni per richiedere il 'settled status'. Chi arriva una volta che la Brexit sarà conclusa dovrà invece attenersi alle nuove regole sull'immigrazione, ancora da introdurre.

3 L'unità familiare – I membri delle famiglie dei cittadini Ue che vivono all'estero potranno ritornare e richiedere il "settled status". Chi ha già diritto a questa condizione è automaticamente autorizzato a portare i membri della sua famiglia in Gran Bretagna.

4 Status di reciprocità – Su questo punto May è stata molto chiara: l'offerta del proprio governo all'Unione Europea vale solo in termini di reciprocità: i Paesi che ospitano britannici espatriati, dovranno garantire loro gli stessi diritti di tutti gli altri.

5 Studenti in trasferta – Agli studenti Ue che inizieranno un corso di studi nel Regno Unito entro l'anno accademico 2018/19 saranno assicurati gli attuali diritti, in particolare gli aiuti economici, ma non è ancora chiaro se e che cosa cambierà successivamente. Nessuna distinzione, infine, fra le diverse nazionalità dei cittadini europei, anche se gli irlandesi potrebbero godere di condizioni più favorevol irispetto agli altri grazie a un'intesa bilaterale fra Dublino e Londra.

La reazione di Bruxelles

L'Unione europea si aspetta più "ambizione, chiarezza e garanzie" dalla Gran Bretagna su Brexit e in particolare sulla protezione dei diritti dei cittadini europei. Lo ha scritto su Twitter il capo negoziatore della Commissione Ue, Michel Barnier, rispondendo alle proposte illustrate in Parlamento dal primo ministro britannico, Theresa May. "Obiettivo della Ue sui diritti dei cittadini: lo stesso livello di protezione delle leggi europee. Serve più ambizione, chiarezza e garanzie rispetto alla posizione britannica di oggi", scrive Barnier. 


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