Russiagate, mandato di comparizione per Flynn: testimonierà al Senato

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L'ex consigliere per la Sicurezza Nazionale, dimessosi lo scorso 13 febbraio in seguito ai suoi rapporti con la Russia, sarà costretto a testimoniare davanti alla commissione Intelligence del Senato

All'indomani del licenziamento da parte della Casa Bianca del direttore dell'Fbi, James Comey, il Senato decide di andare avanti nelle indagini sui presunti rapporti fra la Russia e la campagna di Donald Trump: un invito di comparizione, infatti, è stato inviato dalla commissione Intelligence del Senato all'ex consigliere per la Sicurezza nazionale, Michael Flynn, che finora si era sottratto dal testimoniare. L'uomo era stato costretto a dimettersi dopo soli 24 giorni dall'inizio del suo ufficio a causa dei presunti rapporti segreti che aveva intrattenuto con l'ambasciatore russo a Washington, Sergey Kislyak.

 

Le indagini della Commissione del Senato

Finora le indagini della commissione Intelligence si erano scontrate con l'ostilità della Casa Bianca, che si era rifiutata, a fronte di sei richieste, di fornire i documenti legati all'attività di consigliere di Flynn, in particolare gli atti relativi ai nulla osta di sicurezza e ai pagamenti ricevuti da organizzazioni connesse ai Governo di Russia e Turchia. Finora lo stesso Flynn non si era mai reso disponibile a testimoniare di fronte alla commissione, anche se in precedenza aveva aperto a tale possibilità se gli fosse stata riconosciuta in cambio l'immunità. Il senatore repubblicano Richard Burr e il democratico Mark Warner a capo delle indagini, adesso, hanno optato per la linea più intransigente: “Fino a ora tutto è stato svolto sulla base della volontarietà. Abbiamo sentito molte persone e vorrei continuare a fare così. Ma se ciò di cui abbiamo bisogno non ci viene fornito - aveva detto Burr lo scorso 28 aprile - allora abbiamo una serie di strumenti”. Quello annunciato oggi, infatti, è il primo mandato di comparizione emanato nell'ambito dell'inchiesta sul Russiagate. Flynn sarà dunque costretto a fornire dettagli sui suoi rapporti con la Russia di fronte a un organo il cui presidente, peraltro, appartiene ai democratici.

 

Il caso Flynn

Il nome di Flynn venne associato al Russiagate in seguito alle rivelazioni pubblicate da alcune testate americane, tra le quali il "Washington Post": successivamente l'allora consigliere per la Sicurezza nazionale ha ammesso di aver avuto conversazioni prima dell'insediamento della nuova amministrazione Trump con l'ambasciatore russo Sergey Kislyak. Allora Flynn, che era ancora un privato cittadino, aveva parlato delle sanzioni inflitte dalla presidenza Obama alla Russia e della loro possibile rimozione. Una volta emersi questi contatti segreti, Flynn ha rassegnato le dimissioni, lo scorso 13 febbraio, per fugare i dubbi che una carica come il consigliere per la Sicurezza nazionale potesse essere ricattabile da agenti esterni. E dalla Russia in particolare.

 

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