Venezuela, donne in piazza contro la repressione di Maduro

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Lilian Tintori, moglie del leader dell'opposizione Leopoldo Lopez, annuncia per domani la protesta "senza uomini e senza armi". L'appello alla Guardia Nazionale: "Basta con la violenza". LA FOTOGALLERY

Vestite di bianco e con un fiore in mano per chiedere democrazia per il Venezuela. Per domani le donne di Caracas  hanno organizzato una marcia “senza uomini e senza armi” per chiedere al presidente Nicolás Maduro di restituire la democrazia al Paese che continua a vivere giorni di guerriglia con mezzi blindati della polizia contro i manifestanti. Ad annunciare la protesta delle donne è stata Lilian Tintori, moglie del leader dell’opposizione venezuelana Leopoldo Lopez in carcere da tre anni.

Lilian Tintori lancia la protesta

In una conferenza stampa, Tintori - insieme a dirigenti femminili e spose di prigionieri politici - ha denunciato la brutalità e la violenza utilizzata dalla Guardia Nazionale: "Ieri abbiamo contato 400 feriti, oggi altri 30 solo all'Università. Hanno ucciso un ragazzino di 17 anni, ci sono più di 160 prigionieri politici. Ora basta!", ha esclamato. “Ai militari diciamo: scendete dai blindati, deponete le armi e abbracciate le vostre donne, le vostre madri, le vostre mogli. Basta sparare, basta uccidere, basta con la paura e la violenza” ha aggiunto Lilian Tintori. La moglie di Leopoldo Lopez si è poi rivolta direttamente al ministro della Difesa, Vladimir Padrino Lopez, a cui ha chiesto: "Ordinerai di sparare anche contro le donne? Lascerai che Maduro ti faccia sporcare di sangue l’uniforme? Hai un’ultima possibilità questo sabato, non sprecarla”.

Gli studenti contro Maduro

Intanto sono più di 30 i manifestanti morti nei violenti scontri degli ultimi giorni. Si tratta per lo più di studenti contrari all’istituzione dell’ "Assemblea Costituente del Popolo", l'ultima iniziativa del presidente Maduro, additata come un "golpe". La protesta ha contagiato i principali atenei del paese, con scontri nelle sedi dell’Università Centrale e dell’Università Cattolica Andre's Bello di Caracas, ma anche di altri centri, come l’Università Bicentenaria di Aragua e l'Istituto Tecnologico di Anzoategui, con la polizia che ha fatto irruzione nei campus lanciando lacrimogeni e intervenendo con i manganelli.

Gli appelli per la democrazia

Il reattore dell’Università Centrale del Venezuela, la più antica e prestigiosa del paese, ha chiesto di "smetterla con la repressione brutale contro giovani studenti che solo cercano di manifestare in pace". Anche il venezuelano Gustavo Dudamel, celebre direttore d'orchestra contemporaneo, ha attaccato frontalmente il presidente del Venezuela Nicolas Maduro: "Troppo è troppo" ha scritto in un post su Facebook.

 

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