39 anni, pregiudicato: chi era l'attentatore degli Champs-Elysées

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Si chiamava Karim Cheurfi ed era un cittadino francese l'uomo ritenuto il responsabile dell'attacco di giovedì sera. Non era segnalato come "fiche S", persona pericolosa per lo Stato. Fermati e interrogati tre suoi familiari

Si chiamava Karim Cheurfi l'uomo ritenuto il responsabile dell'attacco di giovedì sera agli Champs Elysees  in cui è rimasto ucciso un agente di polizia.  Cittadino francese 39enne di Livry-Gargan (Seine-Saint-Denis), aveva molti precedenti di criminalità comune, una ventina dal 1996, ma solo a febbraio l'antiterrorismo aveva iniziato a indagare su di lui, dopo che aveva minacciato di morte alcuni membri delle forze dell'ordine. In quell'occasione Cheurfi era stato fermato, ma rilasciato per mancanza di prove.

Non era una fiche S

Cheurfi non era segnalato come fiche S, ovvero la schedatura che individua le persone potenzialmente pericolose per lo Stato francese: a confermarlo, smentendo informazioni diffuse dai media, è il procuratore di Parigi, François Molins, specificando che negli anni di "detenzione, non aveva mai dato segni di radicalizzazione". Inoltre, ha detto Molins, l'uomo sarebbe stato in Algeria dal 15 gennaio al 14 febbraio "con l'intento di sposarsi".

"Non frequentava la moschea"

Uscito dal carcere nel 2015 dove era finito per aver tentato, nel 2001, di uccidere tre uomini a Roissy-en-Brie, era in libertà vigilata ma non rispettava i termini imposti dal giudice. Durante le perquisizioni nella sua abitazione, nell'area di Seine-et-Marne, sono stati trovati elementi di radicalizzazione. Questo aspetto ha stupito chi lo conosceva, dato che Cheufri non era solito farsi vedere in moschea.

Gli elementi della radicalizzaizone

Il quotidiano francese Le Parisien ha scritto che spie della radicalizzazione dell’attentatore - tra cui un libretto salafita - sarebbero state trovate nella casa di sua madre, a Chelles. Nell'Audi che Cheurfi ha usato per raggiungere il luogo dell'attacco, invece, la polizia avrebbe trovato appunti scritti a mano con l'indirizzo della Dgsi, i servizi di informazione, del commissariato di Lagny, nella banlieue vicina a dove abitava l'uomo, e di tre armerie. Nella stessa auto, riferiscono i media, insieme a un fucile a pompa e ad alcuni coltelli, c'erano anche un Corano e alcuni fogli inneggianti all'Isis. Intanto, tre famigliari di Cheurfi sono stati fermati durante dei blitz notturni e interrogati dall'antiterrorismo.

 

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