Le guerre in ex-Jugoslavia, 25 anni fa l’assedio di Sarajevo

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Nell'aprile del 1992 cominciava la guerra in Bosnia Erzegovina le cui vittime sono state stimate in quasi 100.000, di cui circa 40.000 civili. Le basi del conflitto risalgono al 1991 quando la Slovenia chiese l'indipendenza

Il 5 aprile di venticinque anni fa, con l'inizio dell'assedio di Sarajevo, cominciava ufficialmente la guerra in Bosnia Erzegovina, ma le basi del conflitto risalgono al 1991 (Il reportage). La ex-Jugoslavia, nazione creata dopo l'occupazione tedesca durante la II Guerra Mondiale, era costituita da 6 repubbliche e 2 provincie autonome. Dopo la morte di Tito, avvenuta nel 1980, iniziò un periodo difficile per la Jugoslavia: l’indebitamento pubblico delle singole repubbliche e il comportamento al limite dell’inefficienza dei dirigenti politici portò all’emersione dei nazionalismi.

 

Slovenia prima a proclamare l’indipendenza - La prima repubblica a proclamare ufficialmente l’indipendenza fu la Slovenia. Era il 25 giugno 1991 e il tentativo armato dell’Armata Popolare Jugoslava di riprendere le frontiere durò appena 10 giorni. Per la brevità del conflitto non ci furono molti morti, né fra i militari né fra i civili. Fu necessario comunque un intervento pacificatore da parte della Nato per placare lo scontro.

 

La guerra in Croazia - Finito il conflitto in Slovenia, iniziò quello in Croazia. La guerra durò dal 1991 al 1995. Le forze leali al governo Croato avevano dichiarato la propria indipendenza dalla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia controllata da forze serbe e affiancata da reparti composti dai serbi di Croazia.

Il conflitto iniziò con un confronto tra la polizia croata e i serbi residenti nella Repubblica Socialista di Croazia. I croati volevano formare uno Stato sovrano indipendente dalla Jugoslavia; i serbi, sostenuti dalla Serbia, si opponevano alla secessione. Nel frattempo la Croazia venne coinvolta pienamente nella guerra in Bosnia ed Erzegovina (iniziata nell'aprile del 1992).

Nel novembre del 1994, Croazia e Stati Uniti firmarono un accordo militare. Nei primi giorni di maggio del 1995 venne lanciata dalle forze croate con paramilitari nelle pianure della Slavonia l'operazione “Lampo”. Nell'agosto dello stesso anno iniziò anche l'operazione Tempesta. Obiettivo di queste campagne militari era la riconquista del territorio controllato dai serbi. Le operazioni militari terminarono con un netto successo croato. Ma fu un massacro: oltre 1500 civili uccisi.

 

La guerra in Bosnia Erzegovina - Fin dal settembre 1991 il “Partito Democratico Serbo” proclamò l'autonomia di una serie di regioni bosniache definite "serbe”. A dicembre il parlamento bosniaco, contro l'avviso del Partito, proclamò la "sovranità della Bosnia Erzegovina", e richiese il riconoscimento internazionale come stato indipendente.  

Le prime trattative internazionali, dopo che il referendum sull’indipendenza fu boicottato, portarono alla divisione della Bosnia in tre parti: croata, serba e musulmana.

Il 5 aprile la guerra arrivò nella capitale Sarajevo: cecchini del Partito Democratico Serbo spararono su una manifestazione pacifista a Sarajevo. È l’inizio di uno dei più drammatici conflitti che la storia bellica moderna vive in Europa. Eventi tragici, ormai divenuti simbolo della guerra in Bosnia, furono l’assedio di Sarajevo (la città rimase quasi completamente isolata e sistematicamente bombardata dall’artiglieria serba) e l’attacco contro le città dichiarate “protette” dalle Nazioni Unite dove si erano rifugiati i musulmani che sfuggivano alla cosiddetta ‘pulizia etnica’ perpetrata in tutto il paese.

 

I massacri in Bosnia Erzegovina - Tra gli eventi più cruenti si ricordano il massacro di Markale (68 morti e 144 feriti) e il massacro di Sebrenica. Qui migliaia di musulmani bosniaci furono uccisi dalle truppe serbo-bosniache: fu un genocidio, organizzato nella zona protetta che si trovava sotto la tutela delle truppe olandesi delle Nazioni Unite. Gli Accordi di Dayton misero fine alle ostilità e posero le basi per l’attuale assetto istituzionale del paese. Durante la guerra furono commessi crimini contro l’umanità e i Serbi sono stati accusati di aver progettato la pulizia etnica dei Bosniaci, nelle aree controllate dalle loro forze armate. Le vittime del conflitto sono state stimate in quasi 100.000, di cui circa 40.000 civili.

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