Incendi, appiccava fuoco a Castel Fusano: arrestata una terza persona

Un'immagine degli incendi alla pineta di Castel Fusano
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I carabinieri hanno fermato un 36enne di origine irachena trovato in possesso di due inneschi artigianali, uno dei quali è stato rinvenuto nel punto in cui è divampato l’ennesimo rogo nella pineta a sud di Roma

Una terza persona è stata arrestata ieri pomeriggio con l’accusa di incendio boschivo nella pineta di Castel Fusano, nel quadrante sud di Roma, già teatro di roghi nelle scorse settimane che, secondo Legambiente, hanno bruciato un’area equivalente a 65 campi da calcio. L’uomo è un 36enne iracheno regolare che, fermato dai carabinieri, non ha fornito giustificazioni.

Due inneschi

L’uomo arrestato è stato bloccato nella pineta dopo aver acceso su cumuli di sterpaglie un innesco realizzato artigianalmente con fiammiferi e filo di ferro, rinvenuto nel punto da cui è partito l'incendio. Inoltre, i carabinieri hanno trovato nel suo zaino un altro innesco fabbricato allo stesso modo.

Galletti: “Vent’anni di reclusione è una pena adeguata”

Sul problema dei piromani e degli incendiari è intervenuto il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti, secondo cui la situazione critica che sta attraversando il nostro Paese è dovuta sia alla forte siccità che alla “gravissima recrudescenza di episodi dolosi, che rappresentano la stragrande maggioranza delle cause degli incendi che ancora oggi siamo chiamati a fronteggiare. Di fronte a questo insopportabile crimine contro la natura e contro ognuno di noi stiamo mettendo in campo tutte le azioni e tutto il personale disponibile”. Il ministro ha anche ricordato la legge sugli Ecoreati che ha introdotto il reato di "disastro ambientale", la cui pena è la reclusione da 5 a 15 anni, che comprende anche l'incendio boschivo. Con l’aggravante ambientale, ha ricordato Galletti, è possibile anche inasprire la pena da un terzo alla metà: “Questo vuol dire che si può essere condannati a una pena di oltre 20 anni di reclusione. Una pena che io ritengo assolutamente adeguata, data la gravità del danno che quanti appiccano un incendio, specie se in un'area protetta, determina per la collettività”.

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