Incendi: in sette mesi bruciati gli stessi ettari di tutto il 2016

Un'immagine degli incendi sul Vesuvio registrati a luglio 2017 (Archivio Fotogramma)
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L'azione devastante delle fiamme registrata fino adesso nel 2017 richiederà 15 anni per la ricostruzione dei boschi distrutti, secondo Coldiretti

Quindici anni: è questo il lasso di tempo che, secondo Coldiretti, sarà necessario per ricostruire i boschi andati a fuoco in queste ultime settimane in tutto il Paese. E fino adesso quest'estate sono bruciati tanti ettari quanti quasi tutti quelli andati in fumo nell'intero 2016. Ma alcuni effetti degli incendi non ammettono soluzioni, visto che, oltre alla drammatica perdita di vite umane, le conseguenze dei roghi si traducono in perdita di biodiversità e distruzione di ampie aree di bosco che concorrono ad assorbire l'anidride carbonica responsabile dei cambiamenti climatici.

Il conto dei danni provocati dagli incendi

Secondo i Verdi, che oggi hanno presentato il dossier "Le mani sporche degli incendi" nel corso di un flash-mob in piazza del Pantheon a Roma, dall'inizio dell'anno sono andati a fuoco quasi 44mila ettari. Il danno economico sfiora i 900 milioni di euro; cifra che arriva a 9 miliardi di euro se si prendono in considerazione i 447mila ettari 'bruciati' dal 2010 a oggi, che tanto per avere un'idea è pari alla superficie del Molise. Si tratta di effetti devastanti anche sulla biodiversità: per ogni ettaro di macchia mediterranea andato in fumo, secondo le stime di Coldiretti, sono morti in media 400 animali tra mammiferi, uccelli e rettili.

Sicilia e Calabria le regioni più colpite

Il "Dossier Incendi 2017" realizzato da Legambiente, mette in luce i danni registrati in questi primi 7 mesi del 2017 per singole regioni. Fino al 13 luglio, le più colpite sono quelle meridionali: innanzitutto la Sicilia (13.052 ettari distrutti dal fuoco), seguita dalla Calabria (5.826 ettari), la Campania (2.461), il Lazio (1.635), la Puglia (1.544), la Sardegna (496), l’Abruzzo (328), le Marche (264), la Toscana (200), l’Umbria (134) e la Basilicata (84). La colpa della quasi totalità degli incendi, ricorda l'organizzazione, ricade nell'azione di piromani ed ecomafiosi: pochissimi sono invece quelli dovuti alla pura casualità.

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