Strage di Lampedusa, dopo 12 anni identificata un'altra vittima
CronacaCon altre 367 persone, tutti profughi eritrei, era annegato davanti alla costa di Lampedusa il 3 ottobre 2013, nella più grave tragedia mai avvenuta vicino alle coste italiane, e con 200 di loro era stato seppellito senza un nome. 12 anni dopo un ragazzo eritreo di 20 anni è stato identificato. Il Comitato Tre Ottobre chiede che venga creata una banca dati europea per dare una risposta alle famiglie che hanno perso le tracce dei propri cari morti nel Mediterraneo
È la vittima numero 186 ad essere identificata tra le 368 del naufragio avvenuto il 3 ottobre 2013 davanti alla costa di Lampedusa. È un ragazzo di vent’anni, eritreo. Il corpo era stato riesumato a metà dicembre dal cimitero di Bompensiere, nel Nisseno dove era sepolto da più di 12 anni ed è stato adesso identificato dalla équipe del Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Istituto di Medicina Legale dell’Università di Milano. È la prima volta che un’operazione del genere viene eseguita. La richiesta era partita dal Comitato 3 ottobre, associazione che riunisce sopravvissuti e familiari delle vittime che ogni anno tornano sull'isola in occasione dell’anniversario, anche per ribadire l’appello per la creazione di una banca dati che possa aiutare a dare un nome e un volto alle vittime del Mediterraneo, oltre 40mila negli ultimi dieci anni.
“È il primo migrante a esser riesumato dopo tanti anni per essere identificato, ed è un passo importante ma ci sono tante altre famiglie che aspettano di avere una risposta" dice Tareke Bhrane del Comitato Tre Ottobre. "Abbiamo dimostrato che è possibile fare di più: le competenze ci sono, le tecnologie ci sono. Quello che manca è la volontà politica, ma noi continuiamo la nostra battaglia per una proposta di legge a livello europeo che possa garantire procedure comuni di identificazione e il diritto delle famiglie alla verità".
Delle 368 vittime del naufragio del 3 ottobre restano 200 corpi a cui assegnare un nome e un volto. Campioni di Dna verranno prelevati dai familiari nelle prossime settimane da una equipe medica che li raggiungerà nei Paesi d'origine in Africa o in quelli in Europa dove si sono nel frattempo trasferiti.