Barcellona e i 2mila rifiuti nel porto: un caso da cui ripartire. FOTO

Il dato è emerso in una campionatura del 2014 dell’Eucc Mediterranean centre. Nelle acque portuali, tra i residui galleggianti, trovata soprattutto plastica. Da qui sono state studiate diverse soluzioni per ridurre l’inquinamento dello specchio d’acqua. LO SPECIALE
  • Una sola campionatura, in un unico giorno: 2096 residui galleggianti ripescati, per un peso totale di 124 kg. A effettuarla, a maggio del 2014, nel porto di Barcellona, sono stati i ricercatori dell’Eucc mediterranean centre che, dal 2003, si occupano del ripristino e della salvaguardia degli ecosistemi costieri e marittimi - SKY UN MARE DA SALVARE: LO SPECIALE
  • Il caso pilota di Barcellona è stato studiato nel progetto CleanSea (2013-2016), nato nell’Ue, e in previsione del raggiungimento dell’obiettivo europeo Ges (Good Environmental Status), fissato per il 2020. A partire da questi dati, sono state ipotizzate diverse soluzioni - di cui non si hanno ancora i risultati - che riducano i danni e i costi dell’inquinamento nelle acque della città. Nella foto, un momento della campionatura (immagini di Marianna Galantucci, Eucc Mediterranean Centre) - Il sito di Eucc Mediterranean Centre
  • Con una densità di circa 535 residui per km quadrato, la concentrazione dei rifiuti marini di Barcellona è di 20 volte superiore alla media del mar Mediterraneo. Il materiale più presente nella raccolta è la plastica. Mentre i mozziconi di sigarette sono stati gli elementi pescati con più ricorrenza - Il sito di CleanSea Project
  • La grande presenza di residui galleggianti è dovuta a due principali fattori: l’attività marittima legata al porto e al transito delle navi nelle sue acque, e il fatto che quest’area sia inserita a pieno nella vita della città e che molti abitanti e turisti la frequentino e la inquinino - SKY UN MARE DA SALVARE: TUTTI I VIDEO
  • È stato stimato che l’autorità portuale di Barcellona spende circa 300mila euro all’anno per rimuovere i residui galleggianti. La cifra è cinque volte più alta di quella usata per la pulizia degli altri porti spagnoli e quattro volte maggiore di quella stanziata per la Gran Bretagna - Il progetto europeo Ges2020
  • Negli ultimi anni sono state elaborate diverse soluzioni per Barcellona. Una è quella di aumentare i divieti. In particolare, quello per i pescatori di gettare le cassette di pesce in mare e quello per i turisti di fare lo stesso con le bottiglie di plastica. Inoltre, è stato pensato un aumento del numero di cestini nell’area portuale. Le stime parlano di un potenziale risparmio di circa 36mila euro all’anno - SKY UN MARE DA SALVARE: LO SPECIALE
  • La presenza di rifiuti galleggianti, e la loro conseguente raccolta, ha una ricaduta anche sulla cosiddetta “carbon footprint”, cioè la misura che esprime, in Co2 equivalente, il totale delle emissioni di gas a effetto serra associate a un prodotto, un’organizzazione o un servizio. Per il porto di Barcellona, la “carbon footprint” è di circa 38 tonnellate di Co2 equivalente, ogni anno - SKY UN MARE DA SALVARE: TUTTI I VIDEO
  • La “carbon footprint”, con l’attuazione delle nuove politiche studiate per l’abbattimento del numero di oggetti e residui che finiscono in acqua, potrebbe ridursi anche del 14%. Nella foto, un’immagine dei rifiuti portati sulla banchina del porto di Barcellona - SKY UN MARE DA SALVARE: LO SPECIALE