Da trivelle a eolico, impianti in mare sono casa "perfetta" per meduse

Una medusa quadrifoglio (Foto: Getty Images)
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Lo suggerisce uno studio condotto da ricercatori sloveni e portoghesi su un particolare tipo di medusa, la quadrifoglio, nel mare Adriatico 

Le costruzioni marine "offshore", comprese le piattaforme per l'estrazione di gas e petrolio e gli impianti eolici, potrebbero essere responsabili dell'aumento delle invasioni di meduse. A questa conclusione arriva uno studio di un team di ricercatori sloveni e portoghesi pubblicato di recente sulla rivista Environmental Research Letters.

Caso-studio nell'Adriatico

I ricercatori, guidati dall'Istituto nazionale di biologia di Pirano, in Slovenia, hanno preso il mare Adriatico e le meduse quadrifoglio come casi di studio, osservando che la proliferazione di colonie di questa specie negli ultimi decenni è coincisa con un boom di costruzioni offshore. Il ciclo di vita delle meduse è molto particolare: semplificando, inizia dai polipi che per formarsi (a partire da "uova fecondate" che viaggiano negli oceani) hanno bisogno di "attaccarsi" a una superficie, preferibilmente a strapiombo (caratteristica rara in natura). A partire da questo dettaglio i ricercatori hanno ipotizzato che l'aumento di costruzioni marine possa aver contribuito alle invasioni di meduse, di fatto fornendo ai polipi superfici ideali su cui prosperare.

Una casa per i polipi

Con modelli matematici i ricercatori hanno simulato il ciclo di vita delle meduse e i loro schemi di diffusione nel corso di cinque anni, tenendo conto delle correnti e della posizione delle piattaforme marine per l'estrazione del gas. Dall'analisi è emerso un collegamento tra questi impianti e l'aumento di meduse in alcune aree. Disseminate in tutto il bacino adriatico, le strutture offshore farebbero inoltre da collegamento a popolazioni isolate di meduse facilitandone la riproduzione. Senza contare, aggiungono i ricercatori, che ad incidere sulle invasioni "gelatinose" sono anche altri elementi non compresi nei modelli di analisi: la pesca eccessiva, l'inquinamento, i cambiamenti climatici e il riscaldamento delle acque.

I rischi delle invasioni di meduse

Le meduse sono un anello importante degli ecosistemi marini, ma creano problemi quando compaiono in quantità massicce: possono nuocere a turismo, pesca, agli impianti idroelettrici e di desalinizzazione e alterano la catena alimentare. Le meduse quadrifoglio, che non sono particolarmente pericolose per l'uomo, sono state individuate nell'Adriatico negli anni '30 del 1800: la loro era una presenza rara e discreta mentre oggi appaiono in massa ogni anno.

Il boom dell'eolico offshore

Oltre alle trivelle in mare, potenziale spinta alle meduse arriverebbe anche da altri tipi di costruzioni offshore, secondo i ricercatori, in particolare dagli impianti per l'energia eolica. Tali piattaforme stanno crescendo enormemente in tutto il mondo: la capacità installata dell'eolico offshore solo in acque europee è più che raddoppiata negli ultimi tre anni.

Meduse giganti piaga in Giappone

Anche in Cina il boom di costruzioni marine potrebbe essere responsabile del massiccio incremento delle meduse giganti di Nomura nel mar del Giappone. Si tratta di meduse larghe due metri, che arrivano a pesare 200 chili e che di solito si formano molto raramente (solo tre volte nel corso del ventesimo secolo). Dal 2000 invece sono comparse praticamente ogni anno: ogni giorno durante le invasioni mezzo miliardo di queste maxi meduse finiva nel mare di Giappone. I polipi di queste meduse, sottolinea Lisa-ann Gershwin, ricercatrice di Hobart, Australia, interpellata da New Scientist, potrebbero aver tratto beneficio dalle costruzioni costiere in Cina, dai nutrienti finiti in mare con gli scarichi delle attività industriali e dalla pesca eccessiva che ha ridotto potenziali predatori.

Dal mare alla tavola

Le meduse sono aumentate a dismisura nel Mediterraneo: in sei anni, dal 2009 al 2015, gli avvistamenti lungo le coste italiane sono decuplicati, con un picco nel 2013. Tanto che c'è chi pensa di portarle a tavola, saltate in padella con i calamari o marinate in carpaccio. L'idea è di Federcoopesca-Confcooperative e del Centro italiano ricerche e studi per la pesca (Cirspe) che stanno collaborando per mettere a punto una sorta di brevetto per poter "trattare" in tutta sicurezza le meduse, disidratandole e rendendole commestibili. Ricche di sali, proteine e collagene, assai poco caloriche, da secoli vengono cucinate in Asia, in particolare in Cina, ma non in Italia dove sono necessari determinati controlli dei processi di conservazione e di pesca.

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